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UNA PASSIONE PER LA CUCINA ED UN SOGNO NEL CASSETTO

creato da Vania Vitali — ultima modifica 16/07/2014 08:38
L'attenzione ai dettagli di uno chef, Zakaria originario del Marocco, che coltiva un grande sogno

Zakaria Taghzuot (all'anagrafe, ma Zak per tutti quanti) ha 25 anni ed è un giovane chef con forte entusiasmo ed ambizione, caratteristiche che si notano da subito al primo incontro.

É di origine marocchina, più precisamente di Béni Mellal, una città grande quasi come Modena e, mi dicono, famosa per le buonissime arance e le coperte di lana dai colori vivaci. Si è trasferito qui a Modena nel 2002, a soli 13 anni di età, accompagnato da amici di famiglia con un semplice visto d'ingresso temporaneo.

 

Sono in silenzio...e lo osservo armeggiare con una naturalezza disarmante pentole, coltelli e taglieri..è proprio il suo Mondo! E la passione verso la sua arte traspare da mille dettagli: dall'attenzione quasi maniacale nella composizione del piatto alla cura nel gestire la “sua” cucina, ma ancor di più nel sorriso di soddisfazione nel guardare il suo piatto ultimato, come un'artista di fronte alla sua opera d'arte.

Ma voglio sapere di più sul suo passato...

 

Perchè l'Italia? Cosa ti ha spinto ad affrontare questo viaggio senza la tua famiglia?

 

Contrariamente alla maggior parte dei miei connazionali, non sono arrivato in Italia con la mia famiglia per problemi economici o politici in Marocco. Ho deciso di venire in Italia per inseguire il mio sogno: quello di diventare un grande chef, e per farlo sapevo bene di dover imparare i segreti della cucina italiana, una dei più importanti esempi dell'arte culinaria nel Mondo.
Penso di aver ereditato questa passione da mio zio, che da sempre ha fatto il cuoco sulle navi da crociera; è con lui che mi sono messo in gioco le prime volte ai fornelli e ho scoperto questo mio innato interesse.

Quindi, grazie alla mia famiglia che mi ha sempre appoggiato e cercato di sostenermi in ciò che poteva, sono riuscito ad arrivare qui.

 

    La tua prima impressione sull'Italia...

 

Arrivato in Italia mi sono subito accorto che sarebbe stata molto più dura rispetto a quello che mi ero prospettato. Le mie fantasie e le mie alte aspirazioni di giovane uomo si sono dovute scontrare subito contro una cruda realtà. Ero solo, non conoscevo nessuno a cui appoggiarmi, mi sentivo molto spaesato e non conoscevo la lingua .

E' stato difficile davvero e molte volte ho pensato di tornare in Marocco, mi chiedevo chi me l'avesse fatto fare di andarmene tanto lontano da casa, dove avevo una bella famiglia che mi amava. Perché stare lontano da tutti loro?

Ma, passate le ore di angoscia, mi facevo ancora più forza e mi rimboccavo le maniche per coltivare il mio sogno, sperando un giorno di raggiungerlo.
I primi anni ho alloggiato alla Comunità Don Orione di Magreta (una comunità di accoglienza per minori italiani e stranieri non accompagnati), grazie alla quale sono riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno. Con il loro aiuto nel 2006 ho potuto frequentare la scuola alberghiera a Carpi, alternando i miei studi a periodi di Stage, Servizi di catering e di Volontariato presso la parrocchia di Magreta nel fine settimana.

E' stato all'inizio del periodo scolastico che mi sono sentito veramente integrato in Italia, che ho sentito dentro di me una vera svolta. La mia conoscenza della lingua era già buona e finalmente potevo avvicinarmi a ciò che mi aveva spinto fino a questo nuovo paese: la cucina. Le mie cerchie di amicizia finalmente si arricchivano e non mi sentivo più così “fuori posto”a Modena.

 

 

 

Detto questo, una domanda mi sorge spontanea...Ti sei mai sentito discriminato?

 

Nonostante non mi sia sentito escluso o emarginato per la mia nazionalità e mi sia sempre trovato molto bene in Italia, purtroppo mi sono capitate situazioni spiacevoli. Mi ricordo un episodio in particolare che mi ferì molto: avevo preso il diploma di scuola alberghiera e avevo iniziato a lavorare come aiuto cuoco presso un noto ristorante stellato di Padova. Una sera chiesi al primo chef se avessi finito il servizio e se potessi andarmene, ma lui, con molta arroganza, mi rispose che se volevo potevo lavargli la macchina. Ci rimasi veramente male. Per fortuna dopo poco cambiai posto di lavoro e dopo molta gavetta riuscii a diventare responsabile di cucina di vari ristoranti tornando a Modena.

 

E oggi come ti vedi?

 

Ad oggi mi considero fiero e soddisfatto del mio percorso lavorativo ma non per questo mi considero arrivato. Ho solo 25 anni e tanta voglia di fare ciò che amo e di crescere nel farlo. Di sicuro, dopo 12 anni che vivo in Italia, posso affermare che mi sento più italiano che marocchino. Ormai da anni condivido casa insieme ad un ragazzo modenese, che non smetterò mai di ringraziare per tutto quello che ha fatto e fa ancora oggi per me...e' come un fratello per me: la mia famiglia in Italia. Mi ritengo fortunato e so di essere circondato da persone che mi vogliono bene e mi amano.

E come ti vedi tra cinque anni?

Tra 5 anni mi vedo ancora in Italia, e' qui che ho deciso di vivere e dove mi sento a casa, con la speranza un giorno di aprire un ristorante mio...naturalmente! (Ride....)

 


L'intervista è stata realizzata nell'ambito del progetto Mosaico.