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INTERVISTA A ROUXEL

creato da eugenio bignardi ultima modifica 18/06/2014 10:33
22 anni, camerunese e studente al terzo anno di ingegneria meccanica a Modena. Rouxel ci racconta la sua storia e di come sia riuscito ad aprirsi in un mondo diverso dal suo

Abbiamo conosciuto Rouxel Kamgaing Wouotchueng al terzo evento del progetto mosaico a la tenda, ballava insieme ai suoi compagni di danza Yves, Flora e Divine. Ci racconta la sua storia in questa intervista, e come sia riuscito ad aprirsi in un mondo diverso dal suo.

 

La prima difficoltà al tuo arrivo è stata la lingua, come l'hai affrontata? Ti sei rivolto all'associazione MOxA?
R: Si si, la mia prima difficoltà è stata la lingua ma non sapevo neanche che esistesse l'associazione MOxA. La prima cosa di cui mi sono reso conto avevamo due modi diversi di parlare, forse è strano ma per rimediare ascoltavo molto come parlavano i miei compagni per poter imprimermi dell'accento e di nuove parole(che si usano di più tra giovani).

All'inizio ti sentivi rinchiuso, come se la gente ti isolasse. In questo periodo trovavi conforto stando con le persone del tuo paese, o non potevi contare su di loro?
R: Già quando sono arrivato, stavo dal mio cugino che lavorava di notte, e sua moglie che lavorava anche ma con orari variabili. Era un po difficile per me perché delle volte mi ritrovavo da solo a casa senza nessuno, e quando risale un po di malinconia, uno tende ad essere molto triste. Per fortuna dopo un mese e mezzo sono stato assegnato in residenza universitaria e da quel momento ho avuto più compagnia, soprattutto coi ragazzi del mio paese.
Poi, il primo passo. Hai capito di dover fare tu la prima mossa e andare incontro agli altri. Come hai maturato questa comprensione? Cosa è cambiato da quando te ne sei accorto?

R: Hum il famoso "primo passo". Essendo io una persona che ha il contatto facile con la gente, mi sono chiesto perché cogli altri ragazzi "bianchi" ovviamente non ci parlavo quasi mai. Soprattutto che se dovevo imparare qualcosa di come si fa una cosa o dove andare per divertirsi dovevo chiedere a loro. E così ho cominciato a provare a fare due chiacchiere ogni volta che potevo. Non tutti provavano a continuare la conversazione con me, ma con alcuni ce la facevo e poi mi sono reso conto che era solo una questione di timidezza dalle due parti. La prima cosa che è cambiata è il mio italiano (anch'io me ne sono reso conto) e poi ti senti veramente al tua aggio quando senti che proprio già uno ti accetta.

 

Pensi sia utile alle persone che vengono da altri paesi essere attive sul territorio, con volontariato o in associazioni, per integrarsi meglio? Può migliorare la comprensione che le persone che stanno qui da più tempo hanno nei confronti del diverso?

R: E' veramente utile integrare associazioni o partecipare ad attività di volontariato, perché dapprima "lo straniero" impara a fare contatto velocemente senza dubbi da parte sua che mette in fiducia colui che sta davanti a lui. Se può migliorare, sinceramente non lo so. Perché in questo caso proprio stiamo con delle persone per cui l'incognito non gli fa tanto paura, dunque sa adattarsi ad ogni situazione.

 

Quali sono le differenze culturali tra Italia e Camerun che sono state più difficili da affrontare?

R: C'è un sacco di roba che sul colpo non mi verrebbero in mente. Dapprima c'è il cibo, che da noi è più speziato. Poi direi i ritmi musicali. Ed una cosa che mi stupisce di più nel quadro familiare quel fatto che i genitori appena diventano anziani, e che i figli sono tutti sposati o vivono per conto loro, vano un po abbandonati o messi in pensione; cosa che non vedrai mai da noi perché appena inizi a guadagnare la tua vita è un po un onore per te di prendere cura dei tuoi, offrirgli delle cose come lo facevano per te, non so come ben spiegarlo.

 

Da un momento di chiusura iniziale, ad un evento come quello del 12 aprile a la tenda, dove tutti gli occhi erano puntati su voi 4 e sui vostri passi. Come ci sei arrivato?

R: Io ballo da piccolo con le mie sorelle. Mi ricordo ancora che le domeniche dopo aver ben pulito tutta la casa, mettevamo la musica e ballavamo finché la mamma ci chiama per mangiare. Crescendo non ho mai perso quel spirito, durante i miei anni di liceo ho integrato un gruppo in cui facevamo passi tradizionali di qualche provincia su musica con percussioni. Arrivato qua, ballavo solo in camera per sfogarmi un po dallo stress. Due anni fa c'è stato quel incontro con il gruppo Terra Di Danza dove la Ergo(ente regionale per il diritto allo studio) ci dava la possibilità di seguire dei corsi di danza (ebraiche, celtiche, country,..). Integrando il gruppo, durante le manifestazioni facevo qualche balletto del Camerun di cui sapevo la coreografia, ed ogni volta uno/a mi chiedeva se ho mai pensato a dare delle lezioni. E così con l'appoggio della Patrizia De Bonis (consulente da Ergo) ed Yannick Zangue presidente del'ASAM (Associazione degli Studenti Africani di Modena di cui sono incaricato alla cultura) abbiamo creato un gruppo di danza dove diamo delle lezioni gratis. E poi una sera mi contatta William Nanfack (membro del'ASAM e presidente di ASM Solidarietà) per chiedermi se potevo essere interessato ad un'esibizione per la terza giornata del progetto MOSAICO.

 

 

testimonianza raccolta nell'ambito del progetto mosaico