Tu sei qui: Home / Mosaico / Mosaico / Interviste / ILLIRIA: IL PAESE DEI LIBERI

ILLIRIA: IL PAESE DEI LIBERI

creato da Vania Vitali — ultima modifica 02/07/2014 08:54
Un giorno scopro che Besian è arrivato con i barconi, senza sapere se ce l'avrebbe fatta

Besian, 27 anni, albanese, una folta chioma riccioluta e uno spirito un po' grunge...

Lo vedo spesso, entra ed esce da casa mia insieme alla mia sorellina e un'altra decina di amici. Certo, lo sento spesso ridere spensierato nelle serate di divertimento con la sua compagnia, ma so veramente poco di lui e della sua storia.

Un giorno mia sorella mi dice “Guarda che Besian è arrivato qui dall'Albania con i barconi clandestini..non sapeva nemmeno se sarebbe arrivato oppure no..”. Io sono incredula, non so perchè rimango davvero così esterrefatta...come se le notizie che sento ogni giorno al telegiornale non c'entrassero nulla con la mia realtà, con i miei amici, con i miei conoscenti.

Allora, incuriosita e ancora un po' attonita, mi avvicino e inizio a chiedere...

 

Ha ancora il permesso di soggiorno. L'unico della famiglia. Deve avere il lavoro per forza siccome non studia neanche. Non gli interessa di avere la cittadinanza.

 

In albania ci vado spesso, ultimamente la sto scoprendo da turista. La vita costa pochissimo. Spiagge: belle, libere, ci sono anche posti con le sdraio ma è prevalentemente sassolini, spiagge corte e l' acqua è bellissima, se non vai proprio a Durazzo che assomiglia alla nostra riviera. Con la sabbia e lo sporco. Assomiglia alla croazia.

Io sono di Tirana, la capitale, è grande e affollata, ha lago, montagna, centro antico, parte moderna, a 40 Km dal mare. Le città sono prevalentemente ex fortezze, in ogni città c'è un castello, quindi sono medievali nel centro storico, poi anche quelle hanno visto il boom dell'edilizia come da noi tutto attorno. Le case costano pochissimo.

 

Io non tornerei in Albania, non mi piacciono le persone, so la lingua ma ad oggi quando vado mi sento un turista. Prima andavo solo per trovare i nonni, ora mi sono rimaste solo le nonne, che abitano da sole a Tirana. Quella paterna ha una studentessa a cui affitta una camera.

Sono venuto in Italia nel 97 a dieci anni. Noi in Albania stavamo da dio, abitavamo vicino ad una zona militare.

Col termine anarchia albanese o anarchia del 1997 si intende la situazione sociale e politica dell'Albania durante un periodo di anarchia, criminalità e caos che accompagnarono il paese a partire dal marzo 1997 .

I miei genitori avevano un bar- sala giochi lì vicino e avevano in amicizia i militari.

Un giorno mio padre è finito in mezzo ad una sparatoria con suo fratello e due amici di famiglia.

 

Dopo abbiamo fatto avanti indietro Tirana-Durazzo per un mese per trovare il viaggio della speranza. Con mio padre, madre, mio fratello piccolo, mio zio e la sua famiglia. Come si cerca? Giri e chiedi tranquillamente uno scafista. Chi ha i soldi è la legge. Prima abbiamo trovato uno scafista che voleva 10000 dollari ma alla fine non ci stavamo, poi ne abbiamo trovato un altro e abbiamo pagato 3500 dollari a testa, su un peschereccio di 15 metri ed eravamo 120 persone. Dovevo fare la pipì e me la sono dovuta fare addosso. É durato una notte e una mattina. Alla fine siamo stati fortunati. Il barcone dopo di noi è affondato per esempio. A brindisi arrivati in porto è arrivata la finanza e la marina hanno provato ad agganciarci per riportarci indietro. Non le abbiamo prese e siamo arrivati al porto.

 

 

Da clandestini ci hanno messo nei campi profughi, noi siamo andati in un carcere dismesso di Brindisi, in mega stanzoni, lì hanno diviso le famiglie. Siamo stati lì 4 mesi senza poter andare fuori, abbiamo visto tanta gente andare e venire. La gente scappava. Molti duravano una notte, lasciando lì i loro averi. Poi ci hanno spostato in un Asilo abbandonato vicino a brindisi, a Tuturano. Ho iniziato ad imparare l'italiano quando abbiamo iniziato ad uscire in campi aperti, quando sono riusciti ad andare in strada mio zio era a modena ma non è riuscito a farci arrivare qui.

 

Un parente di mia madre ci ha ospitato in una stanzina molto piccola a Firenze per un mese e mezzo/2, dopo però siamo dovuti rientrare in un campo profughi a firenze sulle colline, un ex-ospedale. Poi siamo risciuti a fare il ricongiungimento con mio zio a modena e siamo arrivati a Saliceta San Giuliano vicino alla casa di lavoro, c'erano roulotte. Poi a san damaso in un ex-asilo ora ritornato asilo. Poi da lì vicino alla stazione dei treni in una casa del comune. Eravamo in 3 famiglie nell'appartamento. La nostra , mio zio e un'altra coppia. E lì siamo rimasti un anno. E poi ci hanno trasferito alle torri la ia famiglia e quella di mio zio. Poi la mia famiglia è riuscita ad andare ad albareto.

 

Mio padre lavora alla Gsm, mia mamma fa le pulizie. Io sono diplomato tecnico industria meccanica con progettazione al computer al corni, ho fatto il corso post diploma allo ial per il programmare macchine controllo numerico. Non trovo da lavorare nonostante sia sempre andato bene a scuola. Quindi ora faccio quello che trovo, sono andato a lavorare in un'azienda a Formigine per sei mesi che facevano progettazione di impianti petroliferi ma non mi hanno rinnovato il contratto. Ora sto facendo un corso per prendere il patentino di trasporto tramite terzi.

 

Ti sei integrato subito dopo?

Non ho avuto grandi problemi, a brindisi ho avuto poche opportunità di conoscere italiani che non fossero persone in divisa o persone che apparenessero ad associazioni che ci aiutavano. Quando ho cominciato ad andare a scuola (è stato qui a modena, dopo un annetto e mezzo due), andavo a san damaso in una scuola piccola e non mi sono trovato male, mi hanno accolto. Ho una compagnia e molta gente l'ho conosciuta tramite talentho, scuola d'arte patrocinata con il Comune. A talento facevo danza classica e moderna, teatro e attività con i ragazzini down che era quella che mi piaceva di più. Io e la mia morosa abbiamo fatto il sito di talento.

 

Ti sei mai sentito discriminato?

Assolutamente si. Anche se visivamente non sembro straniero. Mi è capitato più volte di sentire discorsi razzisti e discriminatori verso gli extra comunitari in mia presenza perchè non sapevano che io fossi straniero. Con coscienza di offendere mi è successo un paio di volte con qualcuno delle forze dell'ordine e da parte di impiegati di enti pubblici. Sembra che ti prendano un po' in giro. O che parlano il dialetto pensando che non capisci. A tu per tu difficilmente mi è capitato.

 

Cosa ti piacerebbe fare nella vita?

Mah

 

Modena ti piace? Vivresti in un'altra città?

Modena è quella che mi piace di più rispetto quelle che ho girato. Se trovassi lavoro rimarrei, ma se ci fosse la possibilità di andare all'estero io andrei. Mi piacerebbero l'australia o il perù. Vorrei andarci con la mia fidanzata, quindi bisogna valutare tanti aspetti.

 

Cosa cambieresti per promuovere l'integrazione a modena o in Italia?

Oggi venire in Italia non è ne più facile nè più difficile di quando sono venuto io. L'italia è un paese di passaggio e vicino alle coste quindi sarà sempre afflitta da passaggi migratori. Se qualcuno volesse migliorare qualcosa si dovrebbe migliorare l'istruzione, la coscenza e togliere l'ignoranza, soprattutto tra i giovani. Perchè le strutture ci sono, i sistemi burocratici per favorire l'integrazione ci sono. Bisogna creare una cultura verso l'accettazione dell'altro, contro la xenofobia. Il diverso non è per forza male. È accrescimento, arricchimento.

Bisogna mettersi sempre nelle scarpe dell'altro: perchè queste persone lasciano tutto per venire o passare dall'Italia? Lo fanno perchè c'è la guerra o perchè non riescono a vivere, e io cosa farei al posto loro? È troppo facile non porsi domande

 

 

La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro.”

Ivan Turgenev, Padri e figli, 1862

 

 


testimonianza raccolta nell'ambito del progetto mosaico