Tu sei qui: Home / Mosaico / Mosaico / Interviste / [MOSAICO] LA STORIA DI FERDAUS

[MOSAICO] LA STORIA DI FERDAUS

creato da eugenio bignardi ultima modifica 18/06/2014 10:48
Una vita lontana 8000 km eppure così vicina... Dal Bangladesh a Modena, ecco Ferdaus, per gli amici "Ferdi"

Passeggiando in centro ci capita spesso di incontrare persone di altri paesi e a volte anche giovani.  Ma quanti di noi possono dire di essersi fermati a immaginare le loro storie? Memorizziamo alcune informazioni, i loro luoghi di aggregazione: i filippini stanno là, in quella laterale alla sera ci sono i marocchini e così via. Tutti i giorni passiamo accanto a manciate di mondi diversi, solo facendoci le domande giuste possiamo fare nostro un po' di quel tesoro.

 

Con questo pensiero sono andato a conoscere Ferdaus, per gli amici Ferdi, un ragazzo di 18 anni che viene dal Bangladesh. Ci siamo incontrati in Piazza Grande e, mentre facevamo due chiacchiere, siamo saliti all'interno del Comune per fare un giro. Passando nelle sale storiche, da museo, ricche di quadri e ornamenti sfarzosi, mi ritrovo a raccontare la vicenda della Secchia rapita a Ferdi. Scopro un interesse da parte sua verso la storia che non mi aspettavo e mi appunto di chiedergli qualcosa a riguardo, dopo. Finito il tour nell'Amministrazione, andiamo a prendere qualcosa al bar e, una volta sistemati, gli spiego il motivo per cui sono lì. Pare propositivo, non si tira indietro, anche se mi dice chiaramente che non gli piace molto parlare. Affermazione che apprezzo, vuol dire che sa ascoltare, ma che mi lascia sorpreso dopo poco che parliamo: è in Italia da un anno e mezzo e parla molto bene la nostra lingua. Dice che gli piace leggere e ogni tanto va in biblioteca. Il metodo migliore per imparare una lingua è leggerla (e guardare film), lui pare esserne una conferma. Se avesse potuto continuare gli studi avrebbe scelto accounting seguendo il percorso universitario, ma non ha potuto e ora lavora per mantenere la famiglia in Bangladesh. È restìo a parlarmi della sua famiglia, sono tre figli e due genitori che vivono in una condizione di forte povertà. Ha un fratello che riesce a mantenersi gli studi facendo il tutor, ma è anche per la disoccupazione del padre che Ferdi è partito. Ha raggiunto la maggiore età dopo 8 mesi che stava in un paese straniero, con la responsabilità dei suoi famigliari in braccio.


L'arrivo in Italia è stato difficile, racconta, dopo essere passato per la polizia, dove gli hanno chiesto i dati, è stato mandato prima a Porta Aperta (associazione di volontariato) e successivamente accolto dalla comunità di Don Orione a Magreta. Arrivato con niente, nei primi giorni gli hanno dato soldi per comprarsi i vestiti e lo hanno mandato a scuola a Sassuolo. Dice che questa comunità sia diversa dalle altre, migliore. Ogni tanto portano i ragazzi a fare un giro in centro, più raramente al cinema e a ballare e una volta all'anno c'è anche una “gita” al mare o al lago di Garda. Da 4 mesi Ferdaus vive con suo zio a Modena, che non è fratello dei suoi genitori, ma un amico che abitava vicino a lui, nel suo paese. Nel tempo libero guarda film e cerca nuove amicizie, motivo per cui ha partecipato al corso di formazione per tutor del progetto Mosaico.


 

Quando gli chiedo come è arrivato qui si incupisce e mi dice solo che è stato un viaggio lungo, così cambio argomento cercando di capire come vive la città. Modena non gli piace, è una città solo per lavorare, c'è poco da vivere”, facendo anche notare la scarsa presenza di natura, di verde. Più parlavo con il ragazzo e più ripensavo all'affermazione. La sua visione, lontana dai nostri meccanismi rigidi, non considera realmente “vita” la nostra dispersione in distrazioni, aperitivi, eventi, cene. Descrive il Bangladesh come un posto migliore dove, nonostante numericamente siano più del doppio degli italiani in un territorio grande la metà, le persone non hanno bisogno di tanti soldi. Si ricorda di quando era bambino e della povertà che li accomunava tutti, ed è mentre mi dice che per essere felici gli bastava il cibo, mangiare, che capisco a cosa si riferisse. Probabilmente nel suo paese lavorano per avere il minimo indispensabile per vivere, mentre qui viviamo per lavorare. Quando mi spiega che in Bangladesh servirebbe una politica migliore, criticando i politici che prendono tanti soldi senza pensare al loro paese, mi accorgo che per quanta distanza ci possa essere alcuni problemi siano vicini a tutti.


Ferdi vive senza troppe aspettative sul proprio futuro, non vuole illudersi, adesso lavora e mette da parte i soldi per tornare a casa, un giorno.

 

 

Eugenio Bignardi

 

 

 

intervista realizzata nell'ambito del progetto mosaico