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FAST-POT

creato da eugenio bignardi ultima modifica 16/07/2014 08:38
Tra un beach volley e il lavoro, questa compagnia si presenta come un vero e proprio melting pot

In una giornata estiva al parco Amendola è possibile vedere tanti giovani. Eravamo lì, per l'infobus, cercando di conoscerne qualcuno. Anche noi operatori prendiamo dei “no”, dei bidoni in un certo senso, e quel pomeriggio ne abbiamo presi 3 uno dopo l'altro. Mai successo. Arriviamo alla zona beach volley e ritentiamo la sorte, questa volta va in porto!

Ci presentiamo ad una compagnia molto varia, due ragazzi filippini e tre ragazze, una anch'essa filippina e le altre due modenesi. La loro età si aggira intorno ai 22-23 anni ma raccontano che la compagnia al completo, fatta di 10 persone tra cui alcune dell'est, raggiunge anche i 31 anni.

A parte i due ragazzi filippini che si conoscono da una vita, il gruppo si è formato 3 anni fa quando si sono ritrovati a lavorare insieme in una catena di fast food a Modena. Si conferma la teoria dei fast-food melting pot di culture diverse, fenomeno già presente da anni. Alcuni hanno mantenuto la compagnia precedente, altri hanno un po' perso i contatti. Per uno dei due filippini è stata una scelta voluta. Ci spiega come i filippini siano gruppi molto chiusi che tendono ad isolarsi dal resto e stare nella piccola comunità che creano. Lui ha sentito il bisogno di uscirne, di conoscere nuove persone e ambienti, alla ricerca di stimoli. Crede sia ingiusta l'accusa che gli viene fatta di volersi “italianizzare”, vuole solo essere se stesso in Italia. D'altra parte critica i suoi vecchi amici di forzare a tutti i costi la loro identità nel contesto in cui sono creandosene uno “ad hoc”, in cui sentirsi a loro agio.

Una delle due modenesi ci confessa di non avere mai avuto problemi a relazionarsi con persone di altri paesi, anzi, tante volte le trova più piacevoli da frequentare.

 


La mentalità chiusa e talvolta snob di alcuni modenesi, perlopiù quelli altolocati, è un comportamento notato da tutti. Il ragazzo di prima racconta della sua esperienza nel rugby dove si è ritrovato a giocare con ragazzi di un liceo cittadino. Lo ha sorpreso vedere che questi giocatori si comportavano in quel modo snob non solo con lui, ma anche con altri modenesi più alternativi.

In compagnia non hanno luoghi di ritrovo fissi. Tutte le settimane vanno a ballare, di solito in una discoteca cittadina. Di Modena piace la tranquillità, è un posto dove si sta bene, anche se non c'è molto da fare. A loro piacerebbe che fosse più illuminata, in particolare nel luogo in cui lavorano quando, dopo aver staccato, si trovano al buio in una zona senza movimento.

 

 

 

La testimonianza del gruppo è stata raccolta dagli operatori Infobus Eva Ferri ed Eugenio Bignardi nell'ambito del progetto mosaico.

Testo a cura di Eugenio Bignardi.