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DAL BENIN A MODENA, UN INCONTRO INASPETTATO

creato da eugenio bignardi ultima modifica 18/06/2014 10:42
Hanno contribuito: Giulia Macchia
Durante l'evento "L'Europa Disegnata" Romain, dell'Associazione "Iroko", ha parlato del suo viaggio e del confronto tra Europa ed Africa

Domenica 16 Febbraio 2014 si è svolto alla Tenda l'evento: “L'Europa Disegnata”, nel corso del quale è stata fatta un'intervista a Romain dell'Associazione “Iroko”. Di seguito pubblichiamo la sua esperienza in Europa con domande da Francesca Guerzoni di Overseas Onlus e dal pubblico:

 

Come sei venuto a conoscenza dell'Europa?

Devo dire che non mi aspettavo chiedessero a me di dire qualcosa all'interno di questo progetto, mi sono chiesto se Francesca non avesse sbagliato persona perché sono qui in Italia da poco, 3 anni e 3 mesi, e non ho ancora maturato un'esperienza tale da poter raccontare l'Europa. Ci ho pensato un po' poi mi sono detto che non c'entrano gli anni poiché ognuno ha la propria esperienza. Ho pensato si potesse fare, perché quando ero in Benin, il mio paese d'origine, avevo una certa conoscenza dell'Europa ma, quando sono arrivato qui, ho avuto un'altra visione di questo posto. In generale nel mio paese veniamo a conoscenza del continente europeo attraverso le lezioni di storia e geografia a scuola, dove ci insegnano la suddivisione della terra in continenti. Il clima, per esempio, è diverso dal vostro, è diviso solo in due parti nel corso dell'anno, c'è sempre caldo e certe volte piove quindi è un alternarsi di sole e pioggia.

In storia studiamo il commercio basato sulla tratta degli schiavi da parte del continente europeo, la colonizzazione da parte di  paesi stranieri, le guerre mondiali, di cui l'Europa è stata teatro, che hanno visto la partecipazione degli africani. Altri eventi come la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione e l'informatizzazione del mondo. Conosciamo l'Europa attraverso gli spot pubblicitari, film, telenovelas e tramite i turisti che quando vengono nel nostro paese ci raccontano tante cose del continente europeo.

 

Come mai, la voglia e l'idea di venire in Italia?

Io non ho mai scelto di venire in Italia e non ho mai scelto di andarmene dal mio paese perché non mi piace viaggiare, sono stato in Togo e in Nigeria, paesi non molto lontani dal mio ma non mi ero mai spostato più lontano. Nella vita, però, capita che arrivino delle cose che ti portano ad andare da alcune parti dove non avresti mai pensato di andare. Nel mio caso è Modena. In Benin ho conosciuto mia moglie, italiana, e dopo esserci sposati ci siamo trasferiti qui.

 

Quali sono le opportunità che pensi l'Europa ti poteva, ti possa e ti potrà dare?

Sapevo che venendo qua in Italia avrei avuto le opportunità per proseguire i miei studi.

 

Romain pensi di aver trovato quello che ti aspettavi quando sei venuto in Europa?

Si, ho trovato quello che pensavo dell'Europa e diciamo che io ho avuto anche la fortuna, durante le attività della mia associazione, di avere contatto con i turisti, cittadini europei, che mi raccontavano come si vive in Europa, ma non pensavo ci fosse così tanta gente che dorme fuori o che fa fatica a vivere economicamente. Dappertutto, ormai, esistono persone senza soldi e alcuni turisti ci dicevano che lavorano e risparmiano per poter fare dei viaggi o visitare città, monumenti ecc.. Pensavo anche ci fosse un'alta diffusione del razzismo invece qua in Italia ne ho trovato di meno, me ne aspettavo di più di quello che ho trovato. La prima cosa che mi ha colpito, quando sono andato a cercare lavoro è stato che ho lasciato il mio curriculum, ma nessuno ha guardato se ero nero o bianco e mi hanno chiamato un mese dopo  selezionandomi tra altre persone. Ho ammirato questo senso di pari opportunità per tutti.

 

Attraverso cosa e come è rappresentata l'Europa in Africa? Delle aspettative che ti eri fatto, quali sono state deluse?

Nel mio paese ci sono tante espressioni per rappresentare l'Europa come per esempio “Fifadì” che tradotto letteralmente significa “al fresco”, con il significato di tranquillità, pace e serenità, è un termine che si usa per più concetti. Per esempio quando il nostro Presidente è stato male ha deciso di essere portato in Europa, che chiamò “Fifadì”, perché lì c'è la sicurezza di essere guarito.

Nonostante questo mi ritrovo in tutte queste cose. Mi rendo conto che questo non è il mio contesto, nonostante io lavori, stia finendo gli studi e sia qui da qualche anno c'è qualcosa che mi manca. Mi manca la mia terra, la mia cultura, la mia gente e qualche volta mi arrabbio e indosso il mio abito tradizionale.

 

Cosa cambieresti dell'Europa?

Cambiare è una parola grossa perché siamo gli uni diversi dagli altri, però cambierei la possibilità di permettere ad una persona di viaggiare, di andare e venire. C'è un disequilibrio tra Europa e il continente Africano. Quando un cittadino europeo decide di andare in Africa in tre giorni ha già tutto, mentre se un africano vuole venire in Europa devono valutare molte cose anche se ha tutti i requisiti per venire. Ho letto recentemente un articolo del presidente della ONG (Organizzazione Non Governativa) “Bambini nel Deserto” il diritto di emigrare è inviolabile, innegabile per tutti i popoli, l'uomo di natura cerca il benessere e le opportunità. Gli italiani in passato sono andati in America.

Poi c'è una libertà ossessiva data ai bambini che va controllata.

Ho notato che ci sono molti pensionati e case di riposo. Questa situazione non aiuta le persone che hanno bisogno di affetto, sì il contesto aiuta ad avere quelle cose ma si dovrebbero cercare altri modi per sostenerle, perché se due persone sono da sole e hanno bisogno di aiuto in casa è sbagliato affidarle a qualche sconosciuto.

 

Quali sono i valori che hai trovato qui che ti sembrano meglio di quelli che hai lasciato, e quali sono i valori della nostra cultura che non ritieni giusti?

Rispetto al nucleo familiare le donne qui hanno più potere, in questi ultimi anni si vede chiaramente che ci sono tanti divorzi, perché magari c'è una persona che vuole avere potere. Da noi l'uomo è il capo famiglia e deve dominare sulla donna, che sa di doversi riferire all'uomo. Un altro vostro valore è la celebrazione della vostra cultura, come il cibo. Specialmente a Modena celebrate anche i più piccoli dettagli, se andate in Piazza Grande alla festa del cioccolato, vedrete come sia diventato un oggetto di mercato e non è solo il piacere di mangiare, ma quello di sentirsi parte di una terra.

Quando parlo di libertà intendo dire che ognuno è libero di vivere e di lasciare vivere gli altri, e da noi è molto difficile da avere. Qui siete molto organizzati, si può contare sul sistema sanitario, quello scolastico e anche i mezzi di trasporto sono molto efficienti.

 

A proposito di relazioni umane, cosa è ritenuto più importante in Africa?

Le relazioni umane in Africa sono più importanti. Nel senso che qui c'è più individualismo. Non vuol dire che non abbia trovato una sensibilità alla solidarietà, no, vuol dire che noi siamo più accoglienti, se vedo anche qualcuno che non conosco lo posso salutare. Qua se saluti qualcuno che non conosci c'è agitazione, c'è qualcosa che non va. Oppure ti fermi per chiedere la strada e ti dicono “no no” prima ancora che tu abbia parlato, in particolare con persone come me che sembra ti vogliano chiedere dei soldi. Certe volte mi fa arrabbiare questa cosa perché anche da noi c'è chi chiede soldi, ma se non li vuoi dare non li dai, senza problemi. Qui tutti hanno fretta, di andare, di fare. Noi possiamo salutare gli sconosciuti anche cento volte al giorno come segno di affetto.

 

Il tempo libero come lo passi, in quali luoghi e con chi?

Devo dire che sono sempre molto impegnato (ride), difficilmente trovo del tempo libero anche se è molto importante. Ascolto musica del mio paese e ritengo l'uomo una fonte di ricchezza, cogliendo tutte le occasioni per conoscere cose, eventi e persone nuove.

 

 

Eugenio Bignardi e Giulia Macchia

 

 

intervista realizzata nell'ambito del progetto mosaico