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DA CASABLANCA A MODENA

creato da eugenio bignardi ultima modifica 10/06/2014 08:54
Quattro ragazzi marocchini e la loro vita a Modena. Una critica alla società dell'apparire da chi la vive tutti i giorni, a 17 anni.

Ai giardini ducali abbiamo incontrato quattro ragazzi di 17 anni di origine marocchina. C'è chi è nato in Italia e chi invece a Casablanca. Due di loro, gemelli, studiano a Cesenatico per diventare cuochi, scelta che è stata presa per cambiare un po' aria ed evitare le scuole locali. Hanno conosciuto gli altri due alle medie, anche se poi loro hanno scelto un istituto tecnico industriale a Modena. Ai tempi non si piacevano nemmeno, poi il tempo passa e vallo capire come mai ma sono diventati amici. Si cambia!

 

Non hanno problemi a parlare con le altre persone, anche se si accorgono delle reazioni che molti hanno, credono derivi dall'educazione ricevuta dai genitori. Se uno da piccolo sente il padre insultare un marocchino vedendolo passare per strada, è facile che crescendo pensi la stessa cosa. Ci sono molti che si offendono, sentendosi dire “marocchino di merda”, ma al gruppo non importa granchè anzi, vorrebbero avere la possibilità di mostrargli che, in caso di bisogno, sarebbero i primi ad aiutare.

 

Escono per stare in compagnia divertirsi e con gli amici, anche se non mancano le uscite con le morose o per conoscere ragazze nuove. Quasi tutti i week end sono a ballare in discoteca e uno di loro è nello staff di un locale. Aiuta nella mediazione con ragazzi marocchini ai quali bisogna spiegare perchè non sono stati lasciati entrare. A volte approfitta di questo ruolo per fare entrare qualcuno che gli fa pena, che verrebbe lasciato fuori da solo. Le ragazze si “impezzano” mentre si balla, e l'obiettivo è “andarci”, baciarle. Raramente si continua a sentire una ragazza il giorno dopo, magari su facebook, per creare un rapporto.

 

 

I cinesi non vengono apprezzati per essere chiusi nei loro confronti. Quando li si prova a coinvolgere o a sedersi con loro e chiedergli di parlare, loro si mettono a ridere e li ignorano. Solo pochi di loro, in tutto l'istituto, parlano senza problemi. Probabilmente, pensano, è perchè tutti credono che gli altri stiano prendendo in giro il proprio gruppo. Il risultato è che nessuno si apre realmente agli altri.

Quando gli si chiede come sia stato per loro integrarsi in un ambiente con lingua diversa, dicono che è stato tutto sommato facile perchè sono stati i primi ad andare incontro agli altri. Non tengono molto in considerazione, però, che è cosa diversa farlo da piccoli, come nel loro caso, un'altra è farlo da quasi maggiorenni.

Nella loro scuola è anche venuto uno psicologo per parlare dei rapporti che gli studenti hanno tra gruppi ed è stato molto utile. Da lì in poi ci sono stati meno problemi e i ragazzi si sono accorti di stare meglio, di essere più tranquilli.

 

La città a loro piace, è bella, ma ci sono sempre le stesse persone con la solita mentalità.

Ci sono troppi sbruffoni, gente che se la tira, che pensa di essere grande ma non lo è. Chi se la prende con i più piccoli, gente che vuole comandare e non comanda nessuno, neanche se stesso.”

 

Criticano l'ideologia del popolare che c'è: sei popolare se hai tanti “like” su fb. Gente che fa di tutto per sembrare qualcuno, ma che dal vivo non ha il coraggio di dire quello che pensa. Bravi dietro uno schermo. D'altra parte notano ragazzi che fanno i “buoni” su fb, ma che poi in realtà sono “cattivi”. “Ci sono due facce in questo mondo: quella sul computer e quella reale”.

 

 

 

 

La testimonianza dei quattro ragazzi è stata raccolta dagli operatori del progetto Infobus Elena Ferraguti ed Eva Ferri. Testo a cura di Eugenio Bignardi.