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L'INTERCULTURALITÀ È DIALOGO

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 16/01/2014 13:46
Una conversazione con Sandra Mattioli dell’Associazione Officina Progetto Windsor di Modena sul tema dell'integrazione

Legalità, sicurezza, integrazione sociale e culturale, attenzione alle tematiche di genere e attività ricreativo culturali: sono tante le iniziative che negli ultimi anni il Comune di Modena ha portato avanti per migliorare la sicurezza e la vivibilità del condominio Windsor Park Center e della zona circostante.

Abbiamo incontrato Sandra Mattioli dell’Associazione Officina Progetto Windsor, e ci siamo fatti raccontare lo sviluppo dei progetti della sua associazione, condividendo interessanti riflessioni sul rapporto tra modenesi e stranieri.


Quali sono gli obiettivi dei progetti che riguardano il Windsor Park Center di Modena?
Sono sostanzialmente due: primo, abbiamo l'esigenza di toglierci un marchio di dosso, quello che ci avevano assegnato le cronache e che derivava dalla microcriminalità nella zona, dalla prostituzione. Secondo, davanti a questo problema, c'era la necessità di capire insieme, tutti quanti, italiani e stranieri, quale poteva essere una soluzione che non fosse soltanto, ovviamente, quella repressiva e di ordine pubblico. Abbiamo cominciato a ragionare, e sono uscite le problematiche... e la problematica di un rapporto tra culture diverse è stata evidente.

 

Qual è stato il momento più difficile nella realizzazione di questo progetto?
Anzitutto voglio sottolineare che si tratta di un working in progress e quindi, più che parlare al passato, preferisco usare il presente e il futuro. Perché momenti difficili ci sono stati, ci sono anche ora e probabilmente ci saranno. Ma vogliamo e dobbiamo affrontarli. La cosa più difficile rimane comunque capire la sensibilità che ciascuna persona ha e il rapporto con l'altro. Sono proprio le relazioni interpersonali che derivano dalla sensibilità, magari una frase detta, o che uno non si accorge neanche di dire, che può essere recepita male. C'è la difficoltà della lingua, che non aiuta, e questo può creare conflitti, confronti non adeguati.

 

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"Abbiamo trovato forti pregiudizi che ancora permangono"

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Ritiene che esistano pregiudizi sugli stranieri?
Da parte degli italiani sì: quando il percorso è partito nel 2009 noi abbiamo trovato forti pregiudizi che ancora permangono. Forse si sono un po' allentati, ma sì, ci sono. Soprattutto in una parte dei residenti anziani.


Come considera che debbano comportarsi i modenesi nei confronti del cambio sociale migratorio?
Il modenese, come gli italiani, come probabilmente gli stranieri... dobbiamo, credo, tutti quanti insieme metterci intorno a un tavolo e cercare di capirci.

 

Quali sono le opportunità che il progetto su Windsor Park offre alle persone dell'estero?
Ci sono iniziative specifiche che riguardano il dopo scuola, che naturalmente è particolarmente frequentato dai bambini stranieri, ma ci auguriamo che con il proseguire del tempo aumenti il numero dei bambini italiani, perché questa sarebbe la cosa più importante. Poi c'è l'attività motoria che viene autogestita dalle donne straniere: c'era proprio la necessità da parte delle donne di aver uno spazio tutto per loro, e in questo modo lo hanno trovato. Si è poi  svolto un corso di lingua araba per i bambini perché c'era la necessità di insegnare loro lo scrivere e mantenere la scrittura, la lingua magari la parlano, ma la scrittura è più difficile.

 

Che riflessione vi lascia questo progetto?
Che dobbiamo assolutamente continuare su questa strada: siamo solo ad una tappa.