Tu sei qui: Home / Mosaico / Mosaico / Altre notizie / Altre notizie / IL PREMIO SAKHAROV 2013 ASSEGNATO A MALALA YUSAFZAI

IL PREMIO SAKHAROV 2013 ASSEGNATO A MALALA YUSAFZAI

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 25/11/2013 22:47
L'adolescente pakistana che i talebani cercarono di uccidere per aver difeso l'educazione delle donne riceve un riconoscimento internazionale.

La minorenne  Malala Yousafzai, vittima di un attacco da parte dei talebani per aver difeso il diritto ad un'educazione gratuita e obbligatoria per le bambine pakistane, è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Si tratta di un premio prestigioso, che l'Unione Europea concede dal 1988 in onore dello scientifico e dissidente sovietico Andréi Sakharov e che si assegna come riconoscimento all'operato di organizazioni e persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e della libertà individuale. Include una dotazione di 50 mila euro e le sarà consegnato a Strasburgo il prossimo 20 novembre, durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo.

 

La candidatura di Malala ha avuto risonanza internazionale sia per la vicenda personale che per la giovane età – sedici anni – della ragazza. Gli altri due finalisti erano l'ex impiegato della CIE e “gola profonda” dei programmi di spionaggio statunitensi Edward Snowden, e i tre dissidenti bielorussi - Ales Bialatski, Eduard Lobau y Mykola Statkevich – detenuti per aver protestato contro la rielezione di Alexander Lukashenko.

 

Il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz ha motivato la decisione spiegando che Malala "è una ragazza eroica", riferendosi a quel 9 di ottobre del 2012, quando l'adolescente fu intercettata da due uomini armati che le spararono alla testa mentre, sull'autobus della scuola, ritornava alla sua casa nella città di Mingora, nel nordest del Pakistan. Il proiettile entrò sotto l'occhio sinistro, uscendo dalla spalla, lasciandola sfigurata e in condizioni gravissime. Dopo il tentativo di omicidio Malala fu trasportata in più ospedali: prima a Peshawar, poi a Islamabad e infine a Birmingham, in Inghilterra, dove riprese conoscenza sei giorni dopo.

 

La ragione del brutale attacco perpetrato dai talebani era che Malala Yousafzai aveva osato pubblicare, a soli undici anni e sul website della BBC, un blog nella lingua ufficiale del Pakistan in cui denunciava la repressione attuata dei talibani nella sua regione, la valle dello Swat, nel nord del paese. Oltre ad aver partecipato a un programma della televisione nazionale in cui espresse pubblicamente le sue opinioni circa il diritto all'educazione delle donne.

 

Gli aggressori talebani che le spararono, dandola per morta, si rifugiarono in Afghanistan. Furono identificati, ma non arrestati. Però, dopo l'incidente che avrebbe potuto costarle la vita, la notorietà di Malala come attivista aumentò al punto da renderla un simbolo internazionale – valendole persino una candidatura per il Premio Nobel per la Pace 2013. Lo scorso 8 di ottobre è stata pubblicata la sua autobiografia, intitolata “I'm Malala”.

 

La giovane ha le idee chiare circa il suo futuro, e dichiara che è sua intenzione tornare in Pakistan per continuare a lottare per i diritti a un'educazione libera e gratuita per le bambine del suo paese. Chiede ai governi di tutto il mondo di rendere l'educazione una priorità e dice che un fallimento in questa missione sarebbe inaccettabile. Secondo lei, il modo migliore per risolvere i problemi del terrorismo e dell'estremismo è il dialogo pacifico e “fare una cosa semplice: educare la prossima generazione”.