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GLI STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 03/02/2014 12:56
Intervista a Anna Italia, responsabile del settore Legalità e Cittadinanza del Censis.

Una breve conversazione con la responsabile del settore Legalità e Cittadinanza del Censis, Anna Italia, durante Il seminario intitolato “PERSONE E CITTÀ IN MOVIMENTO”, svoltosi mercoledì 11 dicembre 2013 sul tema dei flussi migratori.

 

Quale tema è previsto per l'incontro di oggi?

Oggi il tema della giornata è l'immigrazione, partendo da quella che è la terminologia a livello gruppale e mondiale per arrivare poi a stringere la tematica sul contesto nazionale e poi su quello che avviene a livello locale. In Italia l'immigrazione è un fenomeno relativamente recente rispetto ad altri paesi europei quali la Germania o l'Inghilterra dove, anche a seguito dei processi di colonizzazione, l'immigrazione è un fenomeno molto antico. In Italia l'immigrazione si è avuta a partire dagli anni 90 e da noi nei primi dieci anni del 2000 è stata un fenomeno tumultuoso, e forse anche il più importante che si è avuto nel nostro paese. Negli ultimi due o tre anni il fenomeno tende ad avere una decelerazione, cioè gli immigrati continuano ad arrivare, ma sono meno numerosi che nel passato. Questo è prodotto della crisi economica che ha colpito il paese, perché non dobbiamo scordarci che la maggior parte dei fenomeni migratori sono legati al lavoro: gli immigrati vanno via da paesi poveri, sotto sviluppati o in via di sviluppo alla ricerca di paesi che offrono migliori condizioni di lavoro. Oggi in Italia abbiamo circa 4 milioni e 400 mila migranti regolari. A questi si deve aggiungere una quota di irregolari o di immigrati che erano regolari ma che poi, a seguito della crisi economica, sono piombati nell'irregolarità. Anche questo è un fenomeno nuovo, che interessa al nostro paese.

 

Che aspettativa esiste sul tema dell'immigrazione?

Io immagino che l'immigrazione in Italia non sia destinata a fermarsi, sicuramente questa decelerazione continuerà almeno fino a che la nostra economia non comincerà a marciare, cosa che ci auguriamo tutti, non solo per gli immigrati, ma anche per il lavoratori italiani. Ci sarà sicuramente un processo di stabilizzazione, quindi in qualche modo l'immigrazione in Italia cambierà volto. Se i primi ad arrivare sono stati immigranti giovani, adesso abbiamo sempre di più nuclei famigliari. Col passare del tempo avremo immigranti più grandi, avremo bambini che, se non cambia la legge sulla cittadinanza, saranno solo apparentemente stranieri, perché poi in realtà saranno bambini nati e cresciuti in Italia. Avremo anche degli anziani e questo sarà un fenomeno nuovo, nel senso che se fino ad oggi gli over 60 sono stati praticamente assenti, con il passare del tempo dovremo fare i conti anche con una popolazione che invecchia e che quindi non rappresenta soltanto delle badanti, ma che dovrà essere a sua volta “badata”, cioè farà richiesta di assistenza sociale. Quindi questa sarà una nuova frontiera, con cui dovremo scontrarci negli anni a venire.

 

Possiamo dire che ci sono dei pregiudizi sociali sugli immigranti?

Sicuramente la nostra società non è ancora una società multietnica. Gli immigrati ci sono, ma dobbiamo dire anche che sono distribuiti diversamente nel nostro paese, per cui ci sono delle zone, delle realtà locali dove la presenza è consistente e altre dove è meno consistente. Sicuramente fino a questo momento gli immigrati sono stati di qualche modo relegati in certe posizioni e sopratutto visti come forza lavoro piuttosto che come componente in tutti sensi della nostra società. E anche le normative che sono state fatte erano mirate soprattutto a una prima accoglienza, ovvero al respingimento degli immigrati irregolari. Adesso ci deve essere una base nuova, una base di integrazione. Già adesso saremmo obbligati a ricevere una direttiva europea che dice che gli immigrati potranno entrare nella pubblica amministrazione- E' chiaro che comunque ci aspetta un periodo in cui o saremo disposti ad accettare effettivamente l'immigrato oppure si andrà incontro a forme pericolose di segregazione e razzismo, che penso nessuno di noi si auguri.

 

Pensa che gli immigrati possano fare qualcosa per essere trattati come cittadini europei?

Qualcosa stanno già facendo, nel senso che in Italia ci sono forme di partecipazione degli immigrati sia nei partiti politici che nei sindacati. O anche le nuove generazioni, le cosiddette G2, che hanno animato un movimento per cambiare la legge sulla cittadinanza. Quindi diciamo che in qualche modo gli immigrati, se non altro perché comunque lavorano e dunque sono presenti nei luoghi di lavoro, già si stanno facendo sentire. Indubbiamente, il riconoscimento della cittadinanza, il riconoscimento del diritto di voto e alcune normative che potrebbero essere approvate a breve potrebbero accelerare il processo di protagonismo degli immigrati nella nostra società.

 

Cosa può fare la società sul tema della immigrazione?

Io penso che molto si stia facendo nella scuole e penso che molto si debba fare soprattutto nelle scuole perché è lì che si forma la società di domani ed è lì che ci sono i cittadini italiani che un domani saranno protagonisti della nostra società. Quindi per me è importante che si lavori nelle scuole, non solo con progetti specifici rivolti agli immigrati ma anche affinché gli stranieri siano considerati allo stesso modo dei ragazzi italiani. Credo sia anche il momento di superare la stagione dei progetti specifici per gli stranieri, per cercare di arrivare a una parità di trattamento e di equiparazione.

 

Le principale nazionalità di immigrazione in Italia quali sono e si pongono dei problemi?

Per quanto riguarda il primo punto, da quando la Romania è entrata nella unione Europea, la prima nazionalità è la rumena. Poi ci sono gli albanesi e dopo i marocchini, che sono anche quelli di più antica tradizione. Io non credo che nessuna nazionalità ponga dei problemi particolari in questo momento. Diciamo che ci sono immigrati che appartengono ad alcune nazionalità che tradizionalmente non hanno mai creato problemi, penso per esempio agli asiatici, ai filippini. Ci sono invece altre nazionalità che in un primo momento possano avere creato problemi di integrazione perché magari sono arrivati in Italia prima gli uomini e poi le donne, penso ad esempio agli albanesi. Ma adesso non credo che ci sia un problema particolare. Forse c'è, più che per i rumeni in senso lato, per l'etnia rom. Però questo è un problema vecchio, che è anche legato ai flussi migratori.

 

Che considerazioni si potrebbero fare circa il flusso migratorio degli italiani all'estero, un fenomeno a cui assistiamo solo di recente?

Negli ultimi anni si è infatti vista una crescita della presenza italiana all'estero. Ci sono i giovani che vanno all'estero a studiare o lavorare, ma non è soltanto una presenza dei giovani, ci sono anche famiglie e individui adulti che si trasferiscono all'estero, nei paesi di tradizionale immigrazione degli italiani, come la Germania o la Svizzera, più nei paesi europei che altrove. C'è sicuramente il ritorno di questo fenomeno. E c'è anche il fenomeno di una parte degli immigrati che lascia il nostro paese per ritornare al paese di origine o per cercare fortuna in paesi che in questo momento economicamente vanno meglio.

 

Quindi non solamente una fuga di cervelli?

No, secondo me no. C'è la fuga di cervelli, nel senso che ci sono delle famiglie più abbienti che in questo momento scelgono di mandare i loro figli a studiare all'estero, oppure ci sono i ricercatori che non trovano posto nelle nostre università e magari lo trovano in Svizzera piuttosto che in America. Però non c'è solo quello, ci sono anche famiglie che scelgono di lasciare il nostro paese. E' chiaro che stiamo parlando di un fenomeno residuale, che però ora ha avuto una ripresa.