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"L'Amuleto", di Gert Nygårdshaug

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 28/02/2019 11:32
Leggere “L’amuleto” è un piacere, un bel cambiamento dalle cupe atmosfere dei gialli nordici a cui siamo abituati. (M. Piccone)

Personaggio singolare, questo Fredric Drum che è il protagonista dell’altrettanto singolare thriller “L’amuleto” dello scrittore norvegese Gert Nygårdshaug.

Personaggio singolare per le sue passioni - è un esperto enologo nonché amante di vini raffinati, gestisce un ristorante che ha la fama di essere il migliore di Oslo, e, parlando di cose più ‘serie’, è uno studioso di antiche scritture, siano geroglifici o rune. Per quello che riguarda la sua vita privata, Fredric, sulla trentina, è single ma ha avuto una storia con una ragazza francese che è rimasta vittima, insieme a lui, di una tragica avventura, non ama mettere radici e quindi non ha una casa, ma vive in una pensione (mai più a lungo di sei mesi nella stessa, in genere). E “L’amuleto” è un thriller singolare proprio per quello che non è: la polizia è assente, quindi non è un romanzo di indagine poliziesca e non è neppure una detective story in assenza di un detective. Sarà Fredric Drum a dipanare le fila di quanto è successo e sta succedendo.

 

Fredric è stato invitato ad una degustazione su un’isoletta al largo di Oslo ma la giornata è rovinata da un incidente: il traghetto su cui si trova viene investito da un piccolo cabinato, Fredric è sbalzato in acqua ma riesce a nuotare fino al pontile. All’uomo con cui stava parlando nel momento dell’impatto va molto peggio: muore con la gola trafitta dalla scheggia di una lastra di vetro. E però: che cosa faceva con una siringa in mano? E da dove spunta fuori la strana bambola che galleggia accanto a Fredric e che lui si infila sotto la camicia? La strana bambola è la copia di una piccola mummia, deve essere una sorta di amuleto. Ad ogni modo scompare dallo scaffale del ristorante dove Fredric l’aveva messa in mostra. Se Fredric spera di mettersi tutto alle spalle partendo per un’incantevole vallata dove andrà a pesca con un amico inglese e poi si unirà ad un gruppo di studiosi per decifrare il mistero delle due mummie di palude che sono state rinvenute proprio lì, si sbaglia di grosso. Perché, uno dopo l’altro, succedono fatti strani. O Fredric è tremendamente sfortunato o c’è qualcuno che cerca - più di una volta - di ucciderlo. E lui si salva sempre per un soffio. Perché proprio lui deve essere tolto di mezzo?

 

Leggere “L’amuleto” è un piacere, un bel cambiamento dalle cupe atmosfere dei gialli nordici a cui siamo abituati. Si beve molto (nessuna bevanda dozzinale di quelle che in genere trangugiano i detective beoni, qui ci facciamo una piccola cultura sui vini pregiati), si ammirano paesaggi stupendi, impariamo qualcosa sulle mosche colorate che servono come esca per pescare (e ci viene in mente il libro con un titolo simile a questo, “L’amuleto celeste” di Helen Humphreys) e molto sulle culture primitive nordiche e sulle cosiddette mummie di palude (i cadaveri ben conservati nella torba del terreno) a cui il poeta Seamus Heaney aveva dedicato i bei versi della poesia che inizia con Some day I will go to Aarhus/ To see his peat-brown head,/ The mild pods of his eye-lids,/His pointed skin cap.

 

 

Ed. SEM, trad. Andrea Romanzi, pagg.191, Euro 17,00


 

Recensione a cura di

Marilia Piccone


 

Leggi l'intervista a Gert Nygårdshaug realizzata da Marilia Piccone durante il Festival dei Boreali 2019

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