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"Jalna", di Mazo De La Roche

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 10/07/2019 13:34
"Come avviene per tutte le grandi saghe, anche 'Jalna' crea dipendenza. Ci siamo affezionati ai personaggi, ci piace lo stile piano, l’attenzione che la scrittrice rivolge alla natura e ai dettagli del linguaggio" (M. Piccone).

Ci sono dei romanzi che sono veramente intramontabili. Che magari vengono accantonati per anni e poi riscoperti e riproposti ai lettori che li godono come li hanno goduti generazioni di lettori prima di loro. O forse sarebbe meglio dire ‘lettrici’ in alcuni casi, come in quello di “Jalna” della scrittrice canadese Mazo de la Roche, perché sono le donne ad appassionarsi di più alle vicende dei tanti personaggi di una famiglia, in un libro o sullo schermo. E penso ai Cazalet di Elizabeth Jane Howard o a “Downton Abbey” di Julian Fellows, due serie che ho molto amato. “Jalna” ha qualcosa di entrambe, ma le precede di molti anni- il primo dei sedici libri della serie è stato pubblicato nel 1927.

 

Una grande casa, con lo stesso fascino un po’ decadente della famiglia Whiteoak che la abita, è il cuore del romanzo. La casa come il personaggio principale, dunque, che vive e respira con i membri della famiglia e che deve il suo nome ad una cittadina dell’India occidentale dove, in una guarnigione britannica, era fiorito l’amore tra la bellissima Adeline e Philip Whiteoak che un’eredità inaspettata aveva portato dall’India al Canada. Soltanto alla fine di questo primo libro troviamo il riferimento ad una data che ci aiuta a collocarne le vicende nel tempo: è il 1925 e Adeline compie 100 anni, festeggiata dai tre figli, dai nipoti e dagli abitanti del villaggio nei cui confronti Adeline è sempre stata generosa e verso cui ha un atteggiamento da sovrana- quasi fosse una copia della regina Vittoria della sua giovinezza.

 

Quello che importa, in una saga, è la caratterizzazione dei personaggi che sono sempre numerosi. La bravura dello scrittore o della scrittrice si rivela nel saper attribuire una propria voce ad ognuno di loro, nell’aggiungere il tocco di una pennellata che li qualifichi, che li renda unici, che ce li faccia ricordare, facendoli emergere dall’intrico delle parentele. E Mazo de la Roche è bravissima. Oltre alla vecchia Adeline, capo indiscusso anche se dispotico della famiglia, con le sue cuffie malva, la voce tra il querulo e l’imperioso, il pappagallo che scaglia improperi in hindi, la golosità che, arrivata a questa venerabile età, non può più danneggiarla, il mistero di cui circonda l’erede designato, ci sono altri quattro personaggi dominanti- il romanzo ruota intorno a loro e alle loro storie d’amore. In passato Meggie ha respinto il fidanzato (di cui è tuttora innamorata) quando questi ha avuto una figlia illegittima (abbandonata in una cesta davanti alla sua porta). La bambina Pheasant, che ha ora diciassette anni, sposa di nascosto Piers, uno dei fratellastri di Meggie: come possono vivere le due donne nella stessa casa? Eden, fratello di Piers e aspirante poeta, sposa l’americana Alayne, la ragazza che si è innamorata delle sue poesie prima che di lui, e la porta a vivere a Jalna- non è facile per Alayne, abituata a New York, adattarsi a quella che per lei è una vita claustrofobica e soffocante. E poi c’è Rennie dai capelli rosso scuro, il vero capo famiglia che, dopo la morte dei genitori, si è preso cura dei quattro fratellastri (parola che non gli piace) più piccoli. Rennie il seduttore che unisce forza e tenerezza, l’uomo che vediamo spesso in groppa al suo cavallo- l’opposto della figura delicata del poeta Eden. In un ambiente così ristretto non è possibile evitare le correnti di attrazione magnetica incrociate, le tentazioni sembrano irresistibili, la tragedia viene sfiorata. Poi ritorna la calma dopo la tempesta. Prevalgono i valori della famiglia e il senso dell’onore. L’amore fuori legge e la passione travolgente che calpesta i sentimenti degli altri non sono ammissibili.

 

Come avviene per tutte le grandi saghe, anche “Jalna” crea dipendenza. Mille domande attendono una risposta- è l’ultimo compleanno della grande vecchia, quello che viene festeggiato? Che ne sarà di Alayne dopo il ritorno al New York? e di Piers, Eden e Pheasant? Che giovane uomo diventerà il piccolo Wake che sfrutta la sua costituzione fragile per ottenere tutto quello che vuole? E anche se questo non è un romanzo grandioso, ci siamo affezionati ai personaggi, ci piace lo stile piano, l’attenzione che la scrittrice rivolge alla natura e ai dettagli del linguaggio. E aspettiamo il seguito.

 

 

Ed. Fazi, pagg. 384, trad. Sabina Terziani, Euro 18,00


Recensione a cura di
Marilia Piccone
Luglio 2019
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