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"Il cuoco dell'Alcyon", di Andrea Camilleri

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 02/08/2019 08:57
"Camilleri è brillante, ha umorismo, è un intrattenitore e, nello stesso tempo, ha un occhio attento alla realtà sociale che lo circonda" (M. Piccone).

Si infittiscono i sogni e gli incubi, in questo nuovo romanzo del ‘nostro’ Andrea Camilleri, “Il cuoco dell’Alcyon”. E’ Salvo Montalbano a sognare, e i suoi sogni, che contengono sempre un segnale di allarme, tracimano nella realtà, anzi, il confine tra sogno e realtà si fa sempre più labile. Come la sera che, sulla sua verandina, Salvo osserva la colonna di formiche che si ferma, il disco della luna che si oscura lentamente in una eclissi totale, le vele bianche della goletta Alcyon stagliarsi nel lucore - per scoprire poi che doveva essere stato un sogno. Non c’era stata nessuna eclissi, presagio funesto da sempre, e tanto meno nessuna goletta nelle acque davanti a Marinella. E però sono giorni bui nel commissariato di Vigata.

 

Ci sono stati dei licenziamenti in una fabbrica di scafi il cui proprietario, il giovane Giogiò succeduto al padre, ama il gioco e le belle donne - per questi suoi vizietti il denaro c’è sempre. “A noi manca il pane ma al padrone non mancano le puttane”, dice lo striscione che gli operai hanno appeso all’ultimo piano della palazzina degli uffici. E un operaio, per la disperazione, si è suicidato in uno dei capannoni. Succede altro ancora, ma, soprattutto, succede molto al commissariato. Montalbano è obbligato a prendere ferie e, mentre è con Livia a Boccadasse, gli giunge notizia di essere stato addirittura radiato. C’è un nuovo commissario al suo posto (si rivelerà un uomo in gamba, intelligente e preparato), Fazio, Mimì Augello, perfino Catarella sono stati spostati a Montelusa (è Catarella quello che più suscita la nostra compassione in questa situazione confusa) - che cosa è successo? Che cosa sta succedendo?

 

Realtà e sogno, realtà e finzione, realtà e recitazione sul palcoscenico della vita, perché a volte è necessario recitare per capire meglio che cosa avviene dietro il sipario. La crisi della fabbrica di scafi aveva portato all’attenzione quel Giogiò presuntuoso e arrogante che, in qualche maniera, aveva dei contatti con la goletta fantasma, l’Alcyon che attraccava a cadenze regolari, faceva rifornimento di viveri e vini (una quantità incredibile: ma quanti ospiti aveva a bordo?), caricava un paio di ragazze con minigonne vertiginose e gambe lunghe due metri, e salpava di nuovo. La poppa sembrava essere stata adattata per far atterrare un elicottero. Che mistero si nascondeva dietro l’Alcyon? Era una bisca e insieme un postribolo galleggiante? Fatto sta che perfino l’FBI se ne interessa e appare un nuovo personaggio, un siculo-americano con un linguaggio a dir poco divertente. E da questo punto in poi il ritmo accelera, la recitazione si fa più impegnativa, tanto da richiedere una trasformazione dell’aspetto di Salvo e di Fazio, la tensione è forte e il romanzo sembra trasformarsi in uno dei libri di Emilio Salgari.

 

Andrea Camilleri è unico. Ancora una volta ce l’ha fatta, ancora una volta ci ha regalato una trama che ‘tiene’, dei personaggi che non sono rimasti prigionieri delle loro caratteristiche - Salvo Montalbano non pretende di essere il giovane commissario che abbiamo conosciuto ne “La forma dell’acqua” (primo romanzo della serie, 1994), il suo legame con Livia, un po’ stiracchiato, è quello di una vecchia coppia che ha avuto la fortuna di non vivere sempre insieme, anche l’eterno dongiovanni Mimì accusa gli anni. Camilleri è brillante, ha umorismo (mi sono sorpresa a ridere durante alcune scene), è un intrattenitore e, nello stesso tempo, ha un occhio attento alla realtà sociale che lo circonda, sia questa la fabbrica in crisi, sia il barcone di poveracci in cui solo sette sono sopravvissuti su più di duecento. Una sola cosa mi manca, in Camilleri, devo confessarlo: la lingua italiana. Pur augurandomi la sopravvivenza dei dialetti, pur apprezzandone la ricchezza del colore, mi manca la bellezza dell’italiano e naturalmente mi dispiace non capire tutto.


Ed. Sellerio, pagg. 247, Euro 14,00

 

 

 

Recensione a cura di
Marilia Piccone
Luglio 2019
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