IL CASO COLLINI, FERDINAND VON SCHIRACH

Un atto estremo e colpevole può avere la sua giustificazione o, almeno, la nostra comprensione?

IL CASO COLLINI, FERDINAND VON SCHIRACH

Berlino. Hotel Adlon, proprio di fronte alla Porta di Brandeburgo, famoso per aver ospitato celebrità come Marlene Dietrich, Charlie Chaplin, Josephine Baker, parzialmente adattato come ospedale da campo durante la seconda guerra mondiale.

Nella suite 400 l’anziano Jean-Baptiste Meyer è stato ucciso con quattro colpi di pistola. L’assassino, un uomo di stazza gigantesca, scende nell’atrio, denuncia l’accaduto e si siede sul divano ad attendere l’arresto.

   Si chiama Fabrizio Collini, italiano residente da trentacinque anni in Germania. Si chiude nel mutismo assoluto. Sì, ha ucciso Meyer, proprietario del gruppo industriale Meyer-Werke. Non ha altro da aggiungere. Il giovane avvocato Caspar Leinen viene nominato difensore d’ufficio. E’ un incarico importante per lui che ha sempre coltivato l’ambizione di esercitare come avvocato penalista. Eppure, poco dopo aver accettato l’incarico, Caspar Leinen vorrebbe rinunciare: ha ricevuto una telefonata da Johanna, la sorella del suo migliore amico dell’adolescenza morto in circostanze drammatiche- come può Caspar difendere l’assassino del loro nonno?

   Leinen è sbalordito: non sapeva che il nonno dei suoi amici si chiamasse Jean-Baptiste, tutti lo conoscevano come Hans. Hans Meyer era stato per Caspar il nonno che non aveva mai avuto. La famiglia Meyer era stata la seconda, o forse la prima famiglia di Caspar, la loro casa era la sua casa: in pratica passava lì tutto il tempo in cui lui e l’amico Philipp non erano in collegio. Finché Philipp era morto. E’ un famoso avvocato, parte civile nella causa, a spingere il giovane a non tirarsi indietro. Se si lascia bloccare dal legame di affetto che lo legava al vecchio di Meyer, nel futuro si potranno presentare chissà quanti altri casi che gli rammenteranno qualcuno.

   E così Caspar Leinen inizia a leggere gli atti, a scavare nella vita irreprensibile di Fabrizio Collini. Nulla. Non appare nulla che spieghi l’omicidio di un uomo che, a quanto pare, Collini non conosceva e non aveva mai incontrato. In più, Collini continua a tacere. Come si fa a difendere un uomo che non si vuol difendere? Caspar Leinen è sotto pressione. L’opinione pubblica è contro il folle italiano. Johanna gliene vuole per essersi schierato sul fronte opposto.

   Il rappresentante dell’industria Meyer-Werke prova a ricattarlo con una vantaggiosa offerta perché desista. Eppure è come se Leinen dovesse qualcosa al gigante muto che è reo confesso. La sua integrità, il suo puntiglio, la sua intelligenza e- perché no?- la sua ambizione lo spingono ad insistere. Finché affiora una traccia. Per il lettore è facile collegare l’età della vittima con l’epoca del nazismo e il paese di provenienza di Collini con il tempo di guerra in cui l’Italia aveva fatto un voltafaccia all’alleato. Ma vi lascio il piacere, o l’orrore di scoprire i dettagli.

   Avevamo già conosciuto Ferdinand von Schirach, avvocato penalista lui stesso e nipote di Baldur von Schirach (capo della Hitler-Jugend durante il nazismo) con il suo libro precedente, “Un colpo di vento”. Ritroviamo in questo romanzo la stessa intelligenza lucida, lo stile diretto e razionale che può sembrare freddo ma è quanto mai adeguato per trattare il tema che gli sta a cuore- la giustizia. Anche ne “Il caso Collini”, come nei varii casi esaminati in “Un colpo di vento”, l’obiettivo di von Schirach è mostrare come sia difficile giudicare, come paradossalmente un atto estremo e colpevole possa avere la sua giustificazione, o almeno la nostra comprensione. Un bellissimo libro.

Ferdinand von Schirach, Il caso Collini, Ed. Longanesi, trad. Irene Abigail Piccinini, pagg. 163, Euro 14,00