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"Il botanista", di Charlotte Fauve e Marc Jeanson

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 25/10/2019 08:29
"È impossibile leggere “Il botanista” senza essere stuzzicati e incuriositi e anche, sì, divertiti". (M. Piccone)
Erbario: foglie infilate tra due fogli.

È questo l’esergo de “Il botanista” di Marc Jeanson e Charlotte Fauve. Ma no, non è così semplice. Non è sufficiente pensare ad un raccoglitore con esemplari di foglie e fiori pressati tra due pagine. Pensiamo in grande. Pensiamo all’erbario del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, il più grande del mondo, dove sono conservati otto milioni di esemplari. Da rimanere storditi. Affascinati. Perché entriamo, perché iniziamo a leggere il libro di Marc Jeanson (dal 2013 responsabile dell’Erbario del Museo) ed è come se varcassimo la soglia di un altro mondo lasciandoci alle spalle quello della tecnologia, del frastuono e delle chiacchiere futili.

 

Sono un inventore di piante- così si presenta Marc Jeanson quando ci racconta di come abbia trovato una palma nella giungla urbana di New York e di come lui le abbia dato un nome, Caryota angustifolia Zumaidar & Jeanson: sembra di sentire l’orgoglio nella voce di un neo-padre che presenta il figlioletto. I suoi predecessori, tutti i grandi botanisti di cui ci racconterà la storia nelle pagine del suo libro, hanno fatto come lui- uomini avventurosi (perché partire per mete lontane era veramente un’avventura nel 1700 e nel 1800) spinti dalla passione verde che non si fermavano davanti alle difficoltà di lunghi viaggi per mare, di incontri con popolazioni diffidenti ed ostili, di incomunicabilità linguistiche, di malattie, di preservare intatto- infine- il bottino di semi ed esemplari che avevano raccolto. Questa è una maniera diversa di considerare la Storia, di studiare gli scambi di civiltà e i progressi della scienza da un’angolatura del tutto particolare: le migliaia di piante essiccate (ad oggi sono state censite 400.000 specie di piante, erano solo qualche migliaio nel secolo XVI) contribuiscono alla memoria del mondo. Sappiamo tutto delle guerre dell’oppio in oriente, ma chi sapeva che erano stati i mercanti occidentali a introdurre in Cina i semi del papavero bianco per ingraziarsi l’Imperatore ed ottenerne il permesso di esportare la flora cinese?

 

Tournefort, Adanson, Lamarck, Pierre Poivre, Mercurin, Aymonin e poi il grande Linneo, naturalmente: Jeanson tira fuori dall’oblio i nomi di questi grandi botanisti e ce ne racconta le imprese con qualche aneddoto divertente, mescolando la storia della loro vita e delle loro scoperte con quella della sua propria vita, del suo primo viaggio in Senegal quando era uno studente liceale e di come fosse tornato con il desiderio di ripartire e del perché avesse deciso di diventare un palmologo.

 

Esiste un complesso di Tarzan ed è quello di essere sempre circondato dal verde delle piante: ci sembra di vedere la stanza dello scrittore a New York invasa dalle piante, come ci sembra di vedere l’immagine grandiosa di una Parigi in cui, dopo che il livello della Senna si è alzato e l’acqua ha raggiunto l’Herbier facendolo germinare, un gigantesco Moabi dell’Africa esce dal tetto del Museo, allunga le sue foglie sopra i tetti della città, fa concorrenza con Notre Dame.

 

La controparte di questo verde entusiasmo contagioso è la sensazione di impotenza che si prova davanti allo scempio che è stato fatto dall’uomo nei templi vegetali- oggi ci sono solo frammenti della foresta atlantica in Brasile, le piantagioni di eucalipto sono un fantasma smorto della selva di un tempo, nelle isole Mauritius le conseguenze ambientali della scomparsa della foresta sono l’abbassamento della pluviometria e il rischio di carestia.

 

Eppure Marc Jeanson è un ottimista. Pensa che sia inutile prevedere un avvenire catastrofico. Ha visto rifiorire le piante, continueranno a germogliare nonostante tutto. “Tra cinque milioni di anni il sole si trasformerà in nebulosa. Allora, forse, sarà la fine delle piante”. Non ci tocca, non dobbiamo preoccuparci.

 

È impossibile leggere “Il botanista” senza essere stuzzicati e incuriositi e anche, sì, divertiti. Impossibile non fare ricorso a google per vedere- noi che non abbiamo nessun erbario sotto mano- le piante e i fiori di cui ci parla Jeanson. Impossibile non fissare come meta una visita all’Herbier di Parigi, quando ci capiterà di visitare la capitale francese.

 

Ed. Corbaccio, 2019, pagg. 200, Euro 16,00.


Recensione a cura di

Marilia Piccone

leggerealumedicandela.blogspot.it

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