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"I testamenti", di Margaret Atwood

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 18/10/2019 08:22
Margaret Atwood ci fa tornare nella distopica Gilead, raccontando la prigionia dell'ancella Offred e delle sofferte esistenze di Zia Lydia, Agnes e Daisy.

Il racconto dell’ancella” si chiudeva su un’immagine che lasciava il lettore in sospeso: la protagonista Offred veniva fatta salire su un furgoncino, “Se questa sia la mia fine o un nuovo inizio, non ho modo di saperlo: mi sono messa nelle mani di estranei perché non potevo fare altrimenti. E così salgo, nel buio che c’è dentro, oppure nella luce.” Per trentacinque anni, da quando il raggelante romanzo distopico di Margaret Atwood era stato pubblicato, ci siamo chiesti che cosa ci fosse in attesa, nel futuro di Offred, e quanto potesse durare il regime dittatoriale di tipo teocratico di Gilead. La risposta è ne “I testamenti”, pubblicato in contemporanea mondiale il 10 di settembre in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada.

 

Tre filoni, tre documentazioni o tre ‘testamenti’, si alternano nel romanzo senza lasciare respiro: il documento scritto di pugno da Zia Lydia (che già abbiamo conosciuto ne “Il racconto dell’ancella”, ora invecchiata) e da lei nascosto in uno spazio ritagliato in uno dei libri proibiti, l’ “Apologia Pro Vita Sua” del Cardinale Newman (è una sorta di apologia della vita della stessa zia Lydia, quella che sta scrivendo?), la Trascrizione della Testimonianza 369 A e la Trascrizione della Testimonianza 369 B. Sono due ragazze a parlare nelle due testimonianze, mi avete chiesto come è stato crescere a Gilead, è l’inizio di Agnes, e, mi avete chiesto di raccontare del mio coinvolgimento in tutta questa storia, è quello di Daisy che cambierà nome più di una volta. E, se quello che scrive zia Lydia ricostruisce per noi l’origine di Gilead, le due ragazze ci parlano di un presente in cui il regime di Gilead è dato per scontato e di come, però, stia prendendo forze un movimento di opposizione in Canada, oltre quel confine verso cui molte donne fuggono seguendo un percorso a tappe, con diversi punti di appoggio, del tutto simile alla Ferrovia Sotterranea con cui gli schiavi degli Stati del Sud cercavano rifugio al Nord.

 

La storia di zia Lydia è, per molti versi, una storia parallela a quella di Offred ne “Il racconto dell’ancella”: una donna strappata al marito e alla figlia per diventare un’Ancella dall’abito rosso, una ‘fattrice’ di bambini, nel primo romanzo, e qui una donna con una carriera di giudice che, con altre donne sue colleghe, si vede privare di carta di credito e di qualunque autonomia per essere rinchiusa dapprima in uno stadio in condizioni intese a spezzare la volontà di resistenza (e ci viene in mente il rastrellamento degli ebrei a Parigi, portati nel Velodromo), e poi forzata ad accettare la posizione di ‘zia’, di guida-carceriera in questa società in cui alle donne, fatta eccezione per le ‘zie’, è precluso lo studio - da sempre mantenere le masse nell’ignoranza è il più efficace strumento per impedire ribellioni.

 

All’inizio della loro testimonianza Agnes e Daisy sono poco più che bambine, cresciute in due ambienti diversi, Gilead e il Canada. Intuiamo da subito - e lo intuiscono presto anche loro - che ci sono dei segreti che le circondano. Si sa che molto spesso i bambini non sono figli naturali dei genitori con cui crescono, ma nel loro caso c’è qualcos’altro. L’esempio più famoso della conseguenza delle maternità forzate, a Gilead, è quello di Baby Nicole: la bambina che la madre aveva rifiutato di ‘consegnare’, una figlia dell’amore (peccato terribile a Gilead) che era stata rapita e ‘forse’ portata in Canada.

 

Margaret Atwood è Margaret Atwood. Una grande scrittrice. Ne “Il racconto dell’ancella” il mondo di Gilead era colorato di rosso, il rosso del sangue, il rosso degli abiti delle ancelle procreatrici. In questo romanzo, così ricco di dettagli visivi, così cattivo nella descrizione delle figure maschili- uomini anziani e lussuriosi che cercano carne fresca per le loro voglie avvallate dalle leggi-, il verde e il bianco argento sono i colori dominanti. Il verde delle ragazze in attesa di sposarsi e vestirsi di blu in quanto Mogli, e il bianco argento delle ragazze Perla inviate missionarie all’estero per reclutare nuovi adepti. Le ragazze che arrivano a tentare il suicidio per evitare un matrimonio forzato e le ragazze votate alla castità che diventeranno ‘zie’ e avranno accesso ai libri per prepararsi al loro ruolo di guide.

 

Non posso dire altro perché rovinerei la lettura: se manca l’impatto fortissimo della novità della distopia al femminile che era stato la forza del libro precedente - una denuncia profetica - la scrittrice prende però in prestito dal genere ‘thriller’ l’elemento della suspense che trasforma il romanzo in un page-turner che si legge di un fiato. E non si resta delusi. In che direzione stiamo andando?

 

 

Ed. Ponte alle Grazie, trad. Guido Calza, 2019, pagg. 498, Euro 18,00.

 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

leggerealumedicandela.blogspot.it

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