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"I leoni di Sicilia", di Stefania Auci

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 20/06/2019 13:38
“I leoni di Sicilia” è un romanzo affascinante. E’ una storia che ha qualcosa di epico, che ci fa ammirare la tenacia e la forza di carattere dei suoi personaggi senza nasconderci le loro debolezze (M. Piccone).

Un leone, nel primo stemma dei Florio, una famiglia che proprio nulla aveva di nobile. Ma che importa? Il leone è il re della foresta, si sa, e i Florio sarebbero diventati, se non i re, i leoni della Sicilia. Si sarebbero imposti come un casato che poteva imporre le sue leggi, grazie alle ricchezze acquisite. Con intelligenza, con duro lavoro, con lungimiranza e anche con passione.

 

16 ottobre 1799. Una fortissima scossa di terremoto fa risvegliare Bagnara Calabra. I Florio - Paolo con la moglie Giuseppina e il piccolissimo Vincenzo, Ignazio (fratello di Paolo) e la nipotina Vittoria rimasta orfana - si precipitano in strada. Sono incolumi, la loro casa ha resistito, ma Paolo ha deciso: basta Bagnara, basta quella vita di ristrettezze e di orizzonti angusti. A Palermo Paolo e il cognato hanno già installato un commercio di spezie - andranno in Sicilia, il futuro è lì. Cu nesci, arrinesci, recita un proverbio siciliano che introduce il primo capitolo del libro. Chi esce, riesce. Inizia la saga dei Florio.

 

A Palermo sono arrivati anche i Borbone, scappati da Napoli in seguito alla rivoluzione. Palermo è il porto più importante del Mediterraneo, i Florio incominciano con un piccolo magazzino, una putia, dove vendono pepe, cannella, zafferano, sommacco, cumino, anice, coriandolo. Ma Paolo guarda lontano, perché accontentarsi quando si intravvedono altre possibilità? E si fa strada, lottando contro le invidie degli aromatari, ampliando i suoi commerci, puntando al meglio. Il fratello Ignazio è sempre al suo fianco, è su di lui che Paolo può contare - la moglie è una donna dura che non lo ha mai amato e che continua a rimpiangere il paese che hanno abbandonato. Alla morte di Paolo, sarà Ignazio a prendere le redini di quella che sta diventando ‘Casa Florio’ e a fare da padre a Vincenzo che forse lo ha sempre amato più del suo stesso padre.

 

La grande Storia convulsa dei primi dell’800, con i Borbone che ritornano a Napoli e reprimono ferocemente la rivoluzione e poi con i moti del 1818 e infine con lo sbarco di Garibaldi, è tratteggiata a grandi linee nell’introduzione dei vari capitoli del libro. Serve da sfondo, ci aiuta a capire quali altri difficoltà i Florio debbano affrontare oltre a quelle che li toccano più da vicino, nel commercio e nella famiglia. I Florio hanno la perspicacia di afferrare il momento, sembra che abbiano la capacità di guardare nella sfera di cristallo - Vincenzo deve imparare l’inglese, Vincenzo deve andare all’estero e conoscere il mondo (porterà in Sicilia informazioni su macchine che in Inghilterra fanno il lavoro degli uomini), Vincenzo deve introdursi nella nobiltà siciliana sposando una ragazza con un titolo. Lui porterebbe i soldi, lei il sangue blu. Questa è l’unica cosa in cui i Florio falliscono. Acquistano una tonnara, inaugurano il sistema di conservazione del tonno sott’olio, imbottigliano quel vino liquoroso degno della tavola di un re che prende il nome dalla città di Marsala, si faranno costruire splendide dimore. Ma ‘u facchino’ (quanto gli brucia, a Vincenzo, che qualcuno ricordi ancora da dove i Florio hanno iniziato) finirà per legittimare la donna che è stata sua amante quando, dopo due bambine, metterà al mondo l’agognato erede, un piccolo Ignazio che prende il posto dello zio, nel nome e nei cuori.

 

“I leoni di Sicilia” è un romanzo affascinante. Con una bella scrittura, limpida e con un tocco di ‘sicilianità’, qualche parola, qualche insulto, qualche frase o proverbio in dialetto, Stefania Auci ci restituisce la storia di una grande famiglia del Sud, quasi a ricordarci che non ci sono solo gli Agnelli del Piemonte. E’ una storia che ha qualcosa di epico, che ci fa ammirare la tenacia e la forza di carattere dei suoi personaggi senza nasconderci le loro debolezze - il maschilismo e l’arrivismo di Vincenzo, la timidezza amorosa di Ignazio, l’asprezza di Giuseppina che non ha mai saputo confessare neppure a se stessa di aver sempre amato il cognato Ignazio. E ci incanta con le fugaci descrizioni della Sicilia, del suo mare, dei suoi cieli, dei suoi profumi, della sua architettura barocca.
Da leggere. Attendendo il seguito.

 


Ed. Nord, pagg. 437. Euro 18,00

 


Recensione a cura di

Marilia Piccone

leggerealumedicandela.blogspot.it

Giugno 2019

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