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“Doppio vetro”, Halldóra Thoroddsen

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 07/06/2019 10:43
"Il breve romanzo di Halldóra Thoroddsen diventa non solo un canto del cigno dell’amore, ma anche un canto del cigno della vita, una piccola lezione sull’invecchiare" (M. Piccone)

I doppi vetri alle finestre sono un’esigenza fondamentale, se si vive in Islanda. Nel romanzo “Doppio vetro” di Halldóra Thoroddsen questi vetri che sono una barriera contro il freddo sembrano acquistare anche un altro significato - sono uno schermo di difesa per l’anziana protagonista, difesa da coinvolgimenti con la vita che non si sente più in grado di affrontare, sono un filtro attraverso cui osservare quanto accade in quel mondo che inizia ad apparire sfuocato e non più ‘suo’. E il suo stare alla finestra è il suo essere soprattutto spettatrice e non più attrice nello spettacolo della vita. Le oche che passano in volo. Le luminarie in cielo accese dai brevi giorni invernali. “Dalla finestra a nord: glauco mare mugghiante, una nave entra nella baia.” Uno storno che zampetta. Una coppia che continua a baciarsi incurante dei fiocchi di neve.

 

E’ vedova, ha dei figli. Non avrebbe mai immaginato che il marito, così allegro e sempre in forma, se ne potesse andare prima di lei. Come si misura il tempo quando si è anziani? Il tempo è misterioso, sembra scorrere lento oppure passa in un attimo. Come il tempo di questo breve romanzo di Halldóra Thorodssen. Difficile da quantizzare. Quanto tempo passa tra il giorno in cui lei si accorge che un uomo con l’aria distinta la guarda a quello in cui lo stesso uomo le chiede se può sedersi al suo tavolo? Lui ha in mano il libro “Morte a Venezia”, lei ha visto il film. Forse non è la maniera più allegra per iniziare a conoscersi, parlare di Aschenbach e la sua rincorsa della giovinezza. Lui si chiama Sverrir e ha 75 anni. Lei ne ha 78. “E’ una storia vecchia, un uomo incontra una donna.” “essere innamorati alla sua età è un penoso canto del cigno.” E, però, lei “è affamata di altri giorni ancora.” E’ curiosa di tutte le novità. E perché rifiutare l’invito di lui? Perché rinunciare a sentirsi ancora viva, anche se “sull’orlo della fossa”?

 

Con delicatezza, con poesia, con leggerezza, con un sorriso sulle labbra che lascia intendere che non si deve prendere tutto troppo sul serio, Halldóra Thorodssen ci parla di un amore in tarda età. Anzi, la parola ‘amore’ non viene mai detta. Sono solo i giovani, come quelli che continuano a baciarsi sotto la neve, che parlano d’amore, che si fanno illusioni. Alla donna e all’ex chirurgo (separato dalla moglie e con figli in America) è sufficiente stare bene insieme, condividere le giornate, un appartamento in un residence per anziani. Perché no? Perché i figli di lei cercano di ostacolarla? Perché devono pensare che dia segni di senilità? E poi tutto passa in un soffio. Un passo dopo l’altro. Scompaiono gli amici di sempre. Uno dopo l’altro. Se ne andrà anche lei. E il breve romanzo di Halldóra Thoroddsen diventa non solo un canto del cigno dell’amore ma anche un canto del cigno della vita, una piccola lezione sull’invecchiare, sul come accettare che arrivi il momento - “E’ pronta a deporre le armi e il potere”. E ad andarsene, stanca.

 

Un piccolo grande libro.

 

 

Ed. Iperborea, trad. Silvia Cosimino, pagg. 106, Euro 15,00

 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

leggerealumedicandela.blogspot.it

Giugno 2019

 

 

 

Leggi l'intervista all'autrice Halldóra Thoroddsen, realizzata da Marilia Piccone a maggio 2019 al Salone del LIbro.

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