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"Bugie d'estate", di Bernhard Schlink

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 06/09/2019 08:09
"C’è un’incredibile ricchezza di contenuti nella brevità di queste sette storie, ci sono personaggi memorabili, chiavi diverse di lettura, veloci pennellate che colorano non solo il paesaggio ma anche bugie e silenzi." (M. Piccone).

Sette bugie, sette verità nascoste, sette storie di coppie che non sono necessariamente coppie di marito e moglie, uomo e donna, sono anche coppie di padre e figlio, madre e figli e nipoti, padre e l’intera famiglia. Quante piccole bugie si accumulano nel corso di una vita? Quante verità vengono taciute, e perché? Quante bugie forzate per coprire una verità non accettata? Finché su una menzogna in particolare si focalizza una esistenza intera, quasi che la vita sia un castello di carte che crolla con un soffio. E’ questo il filo conduttore di “Bugie d’estate”, raccolta di sette racconti di Bernhard Schlink, lo scrittore tedesco che tutti ricordano per “A voce alta” di recente ripubblicato con il titolo “Il lettore”.

 

La prima delle sette storie, “Fine stagione”, è forse la più emblematica perché, a ben guardare, nessuna bugia viene detta. Fine stagione in un posto di mare. Pioggia di tarda estate che annuncia l’autunno. Un uomo incontra una donna in un ristorante semi-deserto. Le sorride. Si siede al suo tavolo. Inizia così un rapporto d’amore che vive nel tempo di una vacanza: continuerà, quando torneranno a New York? la città farà pesare la differenza sociale fra loro due? Lui che, a vederla salire su un aereo con un volo precedente al suo, aveva pensato che aveva dimenticato come si fa a stare soli (‘quel pensiero non gli dispiacque’), sarà capace di rinunciare alle sue abitudini, alla piccola cerchia di amici, per inserirsi nella vita di lei? Quante cose di sé non le aveva detto? Forse anche il loro amore era ingannevole come l’aria che precede i temporali, che ‘promette il bel tempo, ma porta il temporale’. La “Notte a Baden-Baden” è il paradosso della bugia, fa pensare a “1984”, quando Winston, stremato dalle torture e dagli interrogatori, è pronto ad ammettere qualunque colpa, anche quelle di cui è innocente. Così il protagonista che ammette un tradimento per amor di pace. E poi, visto che intanto è considerato colpevole, tradisce sul serio. La verità taciuta più crudele, quella che si fatica di più ad accettare è quella de “La casa nel bosco” che si autogiustifica in nome dell’amore, o quello che si fa passare per amore ed è possessività ed egoismo. Inquietante nel suo esotismo, da brivido nella sua minaccia di un ritorno ad una schiavitù femminile, così terribilmente possibile (so di una storia analoga veramente accaduta), è “Lo sconosciuto nella notte” in cui l’espediente narrativo è quello di una vicenda che ci arriva di terza mano: due persone sono vicini di posto su un aereo, il narratore - che non è lo scrittore  - racconta quello che gli ha raccontato la persona seduta accanto a lui, di una donna rapita in Kuwait e poi ritrovata e persa di nuovo. C’è un doppio filtro nella narrazione, ma, soprattutto, quanto è affidabile il secondo narratore in quella tragica vicenda che lo riguarda così da vicino? Fino a che punto gli si può credere? E perché il primo narratore ne resta irretito?

Le ultime tre storie ampliano il campo, sono storie che toccano da vicino la complessità dei rapporti famigliari - quando non si è soli al mondo, si ha il diritto di scegliere il momento in cui morire senza curarsi di che cosa possano provare gli altri? È ancora possibile instaurare da adulti un rapporto con un padre con cui non si è mai riusciti a comunicare? E che cosa si prova davanti alla verità che non esistono scelte giuste o sbagliate ma vite diverse che si sono vissute dopo una certa scelta? E dover finalmente riconoscere che si è mentito a se stessi per tutta la vita?

 

Non amo le storie brevi, ma “Bugie d’estate” è un libro bellissimo che non mi ha fatto rimpiangere l’ampio respiro delle letture che prediligo. Perché c’è un’incredibile ricchezza di contenuti nella brevità di queste sette storie, ci sono personaggi memorabili, chiavi diverse di lettura - vogliamo seguire il filone della verità taciuta o della bugia, oppure quello degli intrecci di sentimenti? -, veloci pennellate che colorano non solo il paesaggio ma anche bugie e silenzi.


Ed. Neri Pozza, trad. Susanne Kolb, pagg. 286, Euro 17,00

 

Recensione a cura di
Marilia Piccone
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