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“Quel che sa la notte”, di Arnaldur Indriðason

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 11/10/2019 08:20
"Non è tanto il protagonista a rendere diverso il ‘giallo’ di Arnaldur Indriðason. E non è neppure la trama, per quanto ben congegnata. E’ l’Islanda, con il suo paesaggio grandioso e cupo, con il suo clima che gela il corpo e i sentimenti." (M.Piccone)
Sembra una triplice freddura, dire che la trama di un romanzo è un ‘caso freddo’ in Islanda. Quello del nuovo romanzo di Arnaldur Indriðason è veramente freddissimo, addirittura surgelato: adesso che i turisti hanno scoperto l’Islanda, adesso che i ghiacciai si stanno sciogliendo, è proprio un gruppo di turisti tedeschi che vede il volto di un uomo nella trasparenza del ghiaccio. I trent’anni passati dalla sua scomparsa non hanno inciso sul suo aspetto, ci ha pensato la tomba di ghiaccio a tenere in fresco e inalterato Sigurvin, che viene- naturalmente- identificato subito.

 

Konrað, il commissario che si era occupato del caso, è ormai in pensione, ma è ovvio che venga consultato e che, in maniera non ufficiale, partecipi alle indagini. Anche perché- come avviene sempre per i casi irrisolti, la scomparsa di Sigurvin aveva continuato ad essere un rovello per lui, collegato anche ad un increscioso episodio in cui Konrað aveva perso le staffe con un indiziato e, di conseguenza, era stato allontanato dalla polizia per un anno. L’uomo che era stato sospettato del crimine e che aveva sempre proclamato la sua innocenza, chiede di parlare con Konrað: sta morendo di cancro, ribadisce la sua estraneità all’omicidio- che senso avrebbe per lui mentire adesso? Spuntano fuori nuove testimonianze e nuovi dettagli- un bambino (nove anni all’epoca dei fatti) aveva visto un fuoristrada nei pressi dei piedi del ghiacciaio, i nuovi proprietari della casa dove un tempo aveva abitato Sigurvin avevano ritrovato un sacchetto pieno di banconote, incidenti che forse poi non erano incidenti in cui erano morte delle persone che, forse, in qualche maniera, erano collegate a Sigurvin, suicidi che forse erano omicidi camuffati da omicidi. Lentamente, pezzo dopo pezzo, sempre inseguito dai suoi demoni personali, Konrað riuscirà a dipanare le fila della matassa e a risolvere il caso. E la fine ha una sua giustizia.

 

Un personaggio nuovo sulla scena, questo Konrað che inaugura una nuova serie dello scrittore islandese Arnaldur Indriðason di cui abbiamo amato i precedenti romanzi. Se Erlendur, il protagonista degli altri libri, era tormentato dal ricordo del fratellino scomparso durante una tempesta e aveva fatto della ricerca delle persone scomparse la sua principale ossessione, Konrað non può cancellare la sua esperienza di vita accanto ad un padre alcolizzato, violento, truffatore, morto accoltellato- un altro caso non risolto. C’era stato un periodo, nella vita di Konrað, in cui aveva ricalcato le orme del padre. E chissà se non avrebbe fatto la stessa fine se non avesse incontrato Erna, la donna della sua vita, la moglie che è morta troppo presto. In più- e questo è un dettaglio che avrà la sua importanza nella trama- Konrað è nato con un braccio meno sviluppato dell’altro, il che lo aveva reso vittima di bullismo a scuola.

 

E tuttavia, non è tanto il protagonista a rendere diverso il ‘giallo’ di Arnaldur Indriðason. E non è neppure la trama, per quanto ben congegnata. E’ l’Islanda, con il suo paesaggio grandioso e cupo, con il suo clima che gela il corpo e i sentimenti, con i troppo pochi giorni chiari, con la solitudine che imprigiona la sua gente, che spinge gli islandesi a bere, bere senza misura. Quasi tutti i personaggi di Indriðason hanno un problema con l’alcol. O lo hanno avuto. La felicità, se esiste, dura poco, il tempo di un’eclissi di luna che Konrað e la moglie guardano insieme prima che lei muoia. E intanto questa stessa natura dell’Islanda si sta sciogliendo e Arnaldur Indriðason lancia un grido di allarme.

 

 

Ed. Guanda, pagg. 317, trad. A. Storti, Euro 18,60



Recensione a cura di
Marilia Piccone
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