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“La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” di Sandra Petrignani

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 30/08/2018 13:36
Dalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, Sandra Petrignani ripercorre la vita di una grande protagonista del panorama culturale italiano.

Ci sono delle persone la cui storia della vita sembra un romanzo. Perché, se è pur vero che il tempo di ognuno di noi trabocca degli avvenimenti importanti che segnano un’epoca, spesso però non lo viviamo consapevolmente, non vi prendiamo parte in maniera attiva come è successo a grandi personaggi. Come Natalia Ginzburg, una delle voci di maggior rilievo della letteratura italiana- impossibile dimenticare il suo “Lessico famigliare”, titolo che è entrato nel vocabolario di tutti noi per indicare i modi di dire così strettamente nostri, chiave del cuore della nostra famiglia. Ne “La corsara” Sandra Petrignani fa qualcosa di più che scrivere una biografia di Natalia Ginzburg nata Levi, ne traccia un ritratto, ce la fa conoscere, le legge il carattere nei lineamenti spigolosi del viso un poco indios, le spia nell’ombra degli occhi le tragedie della sua vita.

 

Perché, a mano a mano che procediamo nella lettura, questa è una delle cose che più ci colpisce, di Natalia Ginzburg- la sua resilienza, la sua capacità di non lasciarsi abbattere dai colpi del destino, di vacillare ma di rialzarsi e di ricominciare da dove la sua vita si è interrotta: la morte del primo marito, Leone Ginzburg, torturato e ucciso dai nazisti nel 1944 (Natalia aveva ventotto anni e restava sola ad affrontare l’ultimo anno di guerra con tre bambini piccoli, passando da un nascondiglio all’altro), la nascita di una bambina affetta da una malattia genetica (figlia del secondo marito, Gabriele Baldini, critico letterario e docente universitario) e poi la morte di un altro bambino, a solo un anno di vita (un dolore così grande che lei non ne parlerà mai), la seconda vedovanza. Eppure, nonostante tutto questo, nonostante si portasse dietro un velo di infelicità infantile (ultima di cinque, soggiogata dal timore di quel padre titanico che ben ricordiamo da “Lessico famigliare”, brutto anatroccolo accanto alla sfolgorante sorella Paola che sposerà Adriano Olivetti prima di lanciarsi in altri amori), nonostante la guerra che aveva attraversato, Natalia veleggia nella vita come una corsara, può concedersi una pausa nella scrittura ma riprende sempre a scrivere, a tradurre, a leggere testi di scrittori esordienti per scoprire nuovi talenti da proporre alla casa editrice Einaudi che Leone Ginzburg aveva collaborato a fondare insieme al mitico Giulio.

 

Sono tanti i nomi famosi nel mondo della letteratura (e, più generalmente, in quello della cultura) che costellano le pagine del libro di Sandra Petrignani- Elsa Morante e Alberto Moravia, Pasolini e Bassani, Carlo Levi e Primo Levi, e altri, e altri ancora. E “La corsara” diventa una lettura affascinante, perché l’autrice non inventa, non presume di poter entrare nella mente né di Natalia né degli altri protagonisti- sono troppo importanti, sarebbe un’arroganza il presumere di poter parlare in loro vece. Sandra Petrignani ripercorre la vita di Natalia attraverso una ricchissima documentazione, ci fa entrare dentro i suoi romanzi, nel prima, durante e dopo della loro stesura, traccia un parallelismo tra i personaggi creati da Natalia e Natalia stessa, fa nascere in noi il desiderio di leggere i suoi libri o di rileggere quelli che già abbiamo letto (e già questo dice molto de “La corsara”).

 

La figura di Natalia Ginzburg esce fuori a tutto tondo da “La corsara”, con la sua timidezza e ritrosia ma anche con la fermezza e la precisione delle sue idee, con il pudore dei suoi sentimenti e la partecipazione attiva alle problematiche del suo tempo- una donna coraggiosa, sensibile e colta che ha saputo essere moglie e madre E una grande scrittrice.

 

“La corsara” di Sandra Petrignani si è classificato al terzo posto nel Premio Strega 2018. Meritava di più.

 

Ed. Neri Pozza, pagg. 459, Euro 15,30

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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