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“Il libro dell'acqua e di altri specchi”, di Nadeem Aslam

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 26/09/2019 12:29
"Nadeem Aslam è un affabulatore colto che ci irretisce con le sue storie, proprio come la bambina Nargis catturata dalla grande rete che si solleva verso il cielo per poi lasciar cadere gocce di pioggia dall’umidità delle corde" (M. Piccone).
La disperazione bisogna guadagnarsela- dice un personaggio del nuovo bellissimo romanzo di Nadeem Aslam, “Il libro dell’acqua e di altri specchi”- Io personalmente non ho ancora fatto tutto quello che posso per cambiare le cose. Non mi sono ancora guadagnato il diritto di disperare.

 

Perché si è tentati di lasciarsi inghiottire dalla disperazione nella situazione disperata del Pakistan dove vige la sharia, dove i cristiani sono una minoranza trattata quotidianamente dai musulmani come gli ebrei nella Germania nazista, le donne portano il velo se non il burqa e rischiano la morte se si macchiano di un amore ritenuto colpevole- come Aysha, la figlia del chierico, rimasta vedova e sorvegliata a vista dal cognato. Aysha che, oltretutto, si è innamorata di Lily, il guidatore di risciò che però è cristiano- una coppia per cui presagiamo un finale tragico quanto quello di Romeo e Giulietta, come non bastasse la dose di tragedia che hanno già avuto entrambi nella loro vita. Per Lily la morte della moglie (lui ha cercato di ucciderne l’assassino appena questi è stato rimesso in libertà), per Aysha non solo la morte del marito ma la grave menomazione subita dal figlio bambino che ha perso entrambe le gambe a causa di un drone americano.

 

La tragedia è all’ordine del giorno in Pakistan, nella cittadina di Zamana (nome fittizio, possiamo pensare a Lahore). E il romanzo di Nadeem Aslam ne segue il filo nelle vicende dei suoi protagonisti, una coppia di architetti musulmani non osservanti, due intellettuali illuminati e colti, Massud e Nargis. Mentre una catena umana trasferisce i libri sacri dalla vecchia sede nella nuova biblioteca, Massud resta vittima accidentale di una sparatoria. Chi ha sparato è un americano che si spaccia per diplomatico, più probabile che lavori per i servizi segreti. Un tribunale pakistano non può permettersi di condannare a morte un americano, un diplomatico, poi, gode dell’immunità. Per rilasciarlo, però, è necessario il perdono della moglie dell’uomo che è morto. Che si rifiuta di concederlo. Ci sono tanti mezzi per convincerla. Anche perché Nargis nasconde un segreto di cui non ha mai parlato neppure al marito. Fuggirà, Nargis, insieme a Helen, la figlia di Lily che lei e Massud hanno cresciuto come fosse la loro propria figlia, accusata di blasfemia. E un giovane del Kashmir insieme a loro, innamorato di Helen e inseguito da ex compagni terroristi addestrati con lui in un campo pakistano- non volevano lo stesso Kashmir, il giovane Imran e i terroristi, per questo lui se n’era andato. Si nascondono in un’isola nel fiume dove Nargis e il marito avevano costruito una moschea mai usata per un fatto di sangue avvenuto il giorno stesso dell’inaugurazione. E c’è qualcosa di idilliaco e di utopistico nell’isola- di per sé un’isola è tagliata fuori dal mondo e dalle sue lotte-, nei giorni dei tre fuggiaschi spesi a ricucire con un filo d’oro le pagine di un libro sacro, citando versi di ghazal. Può durare questa oasi di pace e di amore? Saranno raggiunti dai loro diversi nemici? Basterà l’acqua del fiume a fermare le fiamme dell’odio?

 

C’è molta violenza nel romanzo di Nadeem Aslam, c’è molto odio nato dall’intolleranza e dall’ignoranza. C’è anche molto dolore per il paese in cui Nadeem Aslam è nato e che ha lasciato con la famiglia quando aveva quindici anni. Ma c’è anche la volontà di sperare nel futuro nelle storie d’amore che si intrecciano ad onta di tutto, nell’attaccamento dei personaggi alla loro terra che vogliono difendere dalle intromissioni estranee- gli americani in Pakistan, gli indiani in Kashmir. E Massud, Nargis, Helen, Imran, con la loro cultura, con la musica, con le straordinarie costruzioni di carta che riproducono i più famosi monumenti del mondo, sono lì per ricordarci che il Pakistan non è solo oscurantismo e attentati come quello che coinvolge il protagonista al mausoleo di Chardar.

 

Nadeem Aslam è un affabulatore colto che ci irretisce con le sue storie, proprio come la bambina Nargis catturata dalla grande rete che si solleva verso il cielo per poi lasciar cadere gocce di pioggia dall’umidità delle corde. E’ un visionario, un poeta (come il padre, il poeta mancato che viene ricordato e citato in ogni libro di Nadeem con il nome di Wadaq Saleem), un pittore che usa parole invece dei colori in una scrittura sensuale e ricca che affascina.

 

Ed. ADD Editore, pagg. 408, Euro 16,20

 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

leggerealumedicandela.blogspot.it

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