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“Figlie di una nuova era” di Carmen Korn

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 15/11/2018 10:38
«Ci arriva un soffio di malinconia, qualche volta, mentre Carmen Korn racconta dei suoi personaggi e della sua città. Un racconto letterario ampio e accurato sul clima sociale e psicologico di quegli anni… Una saga che pulsa».

Lettrici che amate le saghe di famiglia: questo è il libro che fa per voi (per noi). “Figlie di una nuova era” della scrittrice tedesca Carmen Korn è il primo di una trilogia, la storia di quattro donne che erano ragazze ad Amburgo nel 1919, all’inizio del libro. Nate nel 1900, il loro destino sarebbe stato di passare attraverso due guerre mondiali e, in questa prima ‘puntata’, noi seguiremo le vicende della loro vita fino al 1948.

 

Henny, Käthe, Ida e Lina. Appartengono a ceti sociali diversi, la sorte le avvicinerà, diventeranno amiche. Henny appartiene ad una famiglia medio borghese, Käthe ha origini più modeste e simpatizza con i comunisti, Ida è molto ricca e viziata (ma i soldi non sono una fortuna per lei), Lina diventerà maestra, vive sola con un fratello, i loro genitori sono letteralmente morti di fame per dar da mangiare ai figli. Trent’anni in una Germania che cambia anche se i più non vogliono vedere i cambiamenti, pensano che sia un periodo di passaggio. L’inflazione e la depressione del dopo guerra lasciano spazio a poco a poco ad un’atmosfera di rivalsa fatta di prepotenze e soprusi mascherati da ottimistica rinascita. Henny e Käthe, già amiche d’infanzia, frequentano i corsi per diventare ostetriche - una delle prime piccole vittorie verso l’indipendenza delle donne. Lavorano in un ospedale fianco a fianco con due medici eccezionali - ne vediamo l’umanità adesso, all’inizio, ne ammireremo l’integrità e il coraggio quando i tempi si faranno duri, non si potranno più chiudere gli occhi e sarà necessario decidere da che parte stare sotto lo sventolare delle bandiere rosse con la croce uncinata. Ida, la privilegiata che non ha mai conosciuto le ristrettezze economiche, che ha sete d’indipendenza e segue la domestica nei quartieri bassi di Amburgo, si innamora di una ragazzo cinese figlio dei proprietari di un ristorante (e se adesso è impossibile presentare in famiglia un ‘fidanzato’ cinese, più tardi avere una relazione con un non ariano sarà un crimine contro la purezza della razza) ma, per salvare il padre dalla bancarotta, deve accettare di essere ‘venduta’ ad un ricco pretendente. E Lina, che si è accollata la responsabilità del fratello minore (che sposerà Henny), conoscerà il vero amore con una donna.

 

In maniera lieve, con un’affascinante capacità affabulatoria, con salti temporali più o meno di due anni, Carmen Korn ci racconta delle trasformazioni sociali, economiche e politiche attraverso le vicende delle quattro ragazze. Amori e matrimoni, figli voluti e figli che non arrivano (molta segretezza intorno al diaframma, farselo mettere sarà perseguibile sotto il nazismo), morti accidentali e poi l’ombra cupa della guerra. L’inizio quando si osava sperare che tutto si risolvesse con l’annessione dell’Austria e poi, invece, le restrizioni sempre più pesanti nei confronti degli ebrei (uno dei due stimatissimi dottori dell’ospedale perde il posto), gli arresti dei comunisti, le voci che diventano certezze sui campi di concentramento, chi può fugge all’estero, chi ascolta la coscienza offre rifugio a chi si nasconde, chi mira a dei vantaggi si abbassa a fare il delatore. C’è tutta la vita, nel bene e nel male, e c’è la morte nel romanzo di Carmen Korn, c’è tutta la gamma dei sentimenti e c’è il tocco futile della moda femminile, indice dei tempi, c’è musica, c’è politica e c’è letteratura (anche i libri proibiti dal regime), c’è un variegato quadro della società e c’è perfino un personaggio italiano nel ruolo tipico del fascinoso latin lover che è però un gentiluomo. Il tutto si alterna, si mescola, dosato con sapienza ed equilibrio. E lo sfondo è insolito, Amburgo e non Berlino.

 

Ci lascia col fiato sospeso, Carmen Korn, proprio come faceva Dickens o gli altri romanzieri che pubblicavano a puntate nell’800. Ci viene da dire, ‘e no, eh!’, quando giriamo pagina e ci accorgiamo che il romanzo è finito. Dobbiamo aspettare che esca il secondo libro della trilogia. Speriamo presto.

 

Ed. Fazi, trad. Manuela Francescon, pagg. 500, Euro 17,50

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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