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“Fate il vostro gioco” di Antonio Manzini

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 09/11/2018 09:59
Ritorna Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari.

Incominciamo dalla fine, per una volta. E rassicuriamoci subito. Possiamo già pregustare un nuovo libro con Rocco Schiavone, il più simpatico vicequestore antipatico della letteratura ‘gialla’ nostrana. Perché “Fate il vostro gioco” termina con l’ordine di Rocco alla sua squadra, “Ricominciamo daccapo”. E davanti allo stupito “Daccapo?” di Deruta, Rocco ribatte, “Daccapo. Non ci abbiamo capito niente”.

 

Non è comune che un romanzo di indagine poliziesca finisca con un grande punto interrogativo - se è certo che l’assassino è stato individuato ed arrestato, quali sono i conti che non tornano?

 

Non è comune neppure l’ambientazione dei romanzi di Antonio Manzini, potrebbero essere dei thriller scandinavi, tanto è il freddo che fa ad Aosta, “Le piogge di settembre avevano aperto la strada all’autunno, accompagnato dai primi venti gelati, che incedeva lento e inesorabile come una vedova dietro un feretro”. Ecco la parola giusta, feretro, per introdurre la trama: un pensionato del casinò di Saint-Vincent (faceva l’ispettore di gioco) è stato trovato morto nella sua abitazione - due coltellate. L’indagine di Rocco ci porta nell’ambiente del casinò, anzi, entriamo con lui nella sala dove si gioca (esilarante la descrizione dell’abbigliamento raffazzonato dai suoi subalterni, non so se si aggiudichi il premio D’Intino con la sua casacca arancione o Deruta con uno smoking damascato rosa scuro dai risvolti viola), ci rendiamo conto della gravità della dipendenza dal gioco, una vera e propria malattia con il nome di ludopatia. E la simpatia e il sostegno di Rocco vanno a due persone vicino a lui - da una di loro non ci saremmo aspettati questa debolezza, la sua vicenda, di come sia rimasto invischiato nel più banale dei tranelli, ingannato da quella voce subdola che sussurra, la sfortuna non può durare, la prossima volta sarà quella buona, è una sotto-trama che rincalza quella principale. Ci sono i giocatori e ci sono gli strozzini, c’è chi gioca sporco (ma allora Rocco conosce qualcuno che è capace di giocare ancora più sporco, e vendetta sarà) e c’è chi coglie l’opportunità per riciclare denaro. E’ collegata la pista del riciclaggio con l’assassinio? Sono tante le domande che restano senza risposta.

 

Non ha risposta neppure quella che ci poniamo anche noi - che uomo è in realtà Rocco Schiavone? Quante ombre ci sono nel suo passato, oltre a quella della moglie Marina con cui continua a parlare, anche se meno spesso? Certi suoi comportamenti ci lasciano perplessi, finché capiamo che è una sorta di Robin Hood dei poliziotti, un uomo che alterna una durezza d’acciaio con una grande tenerezza, cinismo e generosità (non avremmo mai pensato che lui, così geloso della sua solitudine, avrebbe offerto ospitalità al quasi-figlio-adottivo Gabriele e alla madre di questi).

 

“Fate il vostro gioco” è un altro romanzo vincente di Antonio Manzini (e non è un gioco di parole con il titolo). La trama gialla non è complessa (aspettiamo però a leggere il seguito) e l’attrattiva del libro è nel tema del gioco d’azzardo che crea dipendenza- “Sono un tossico? Ho una dipendenza?”, si chiede uno dei personaggi. Soprattutto è nel ruvido protagonista, pure lui con la sua dipendenza dalla canna mattutina di cui ben sappiamo, oltre che dai suoi ricordi.

 

Ed. Sellerio, pagg. 389, Euro 15,00

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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