Tu sei qui: Home / Interviste / Autori / Intervista a Qiu Xialong, autore de “L’ultimo respiro del drago”

Intervista a Qiu Xialong, autore de “L’ultimo respiro del drago”

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 21/11/2018 12:15
La nostra "inviata" Marilia Piccone ci propone l'intervista a Qiu Xialong, realizzata a Milano durante la settimana del Bookcity 2018.

E’ l’entusiasmante settimana di Bookcity, a Milano. Una settimana di incontri con gli scrittori, una settimana in cui i libri sono i grandi protagonisti. Pregustavo il piacere di rivedere Qiu Xiaolong, lo scrittore cinese che vive da anni negli Stati Uniti - è sempre stimolante parlare dei suoi personaggi con un autore, discutere con lui di che cosa si può leggere ‘dietro’ le parole stampate.

 

Ho letto tutti i romanzi con Chen Cao come protagonista e aspetto sempre con ansia di leggere di una sua nuova indagine. Sbaglio o è vero che ogni Suo libro è sempre più politicamente impegnato?

Ha ragione. Perché sono sempre più deluso da come si sta trasformando la Cina. Chen Cao in passato era più ottimista e credeva che la Cina, nei primi anni ‘90, si stesse muovendo nella giusta direzione, ma i problemi sono sempre più numerosi e Chen Cao non sa più se quella sia la direzione giusta. La Costituzione è cambiata, c’è un giro di vite nel paese. Faccio un esempio che mi riguarda. Scrivo articoli in cinese per un giornale cinese ma, di recente, un paio di settimane fa, ho ricevuto una mail dal direttore del giornale che mi comunicava che ci sono nuove regole dall’alto: non si può pubblicare niente che riguardi la Rivoluzione Culturale. Mi è capitato di accennarvi ma non ho mai detto espresso nessun giudizio. Ecco, nell’ambito politico la situazione in Cina sta peggiorando.

 

Questa era proprio la seconda domanda che volevo farLe: come è adesso la censura in Cina, ufficialmente e non ufficialmente?

Anche riguardo a questo farò un esempio. In Cina usiamo Wechat, analogo al vostro Whatsapp. Avevo scritto un articolo citando versi di Yeats sull’Easter Rising in Irlanda - pensavo fosse un’allusione intelligente. Quando l’articolo fu pubblicato, l’ho messo su Wechat. Pochi giorni dopo sono stati messi al bando gli articoli con citazioni di Yeats e il mio pezzo era già stato fatto sparire da Wechat (Mr.Qiu mi mostra sullo schermo del cellulare la pagina con un grosso punto esclamativo rosso dove prima c’era il suo articolo).

 

Nonostante non lo ammettano, gli scrittori che vivono in Cina non sono dunque liberi di scrivere tutto quello che vogliono?

Non lo dicono apertamente, ma la censura c’è, anche se gli scrittori che vivono in Cina si difendono dicendo che una certa forma di censura c’è in qualunque paese. E sì, siamo noi espatriati che siamo liberi di parlare e non è giusto che io dica qualcosa sugli scrittori che vivono là. Per me è facile, per loro no. In Cina c’è un’Associazione degli Scrittori a cui bisogna essere iscritti se si è uno scrittore - è dall’Associazione che gli scrittori ricevono lo stipendio. Quindi devono seguire le direttive se vogliono essere pagati.

 

Sono pubblicati i suoi libri, in Cina?

Alcuni, ma non tutti. I primi tre e la raccolta di racconti. Ma le traduzioni cinesi - che non sono io a fare - sono un buon esempio di censura. I miei romanzi sono ambientati a Shanghai - la traduzione cinese non parla di Shanghai che diventa la città H. Così vengono cambiati anche i nomi delle strade e dei ristoranti.

 

Sarebbe possibile comprarli in inglese in Cina?

Negli anni più recenti non è stato più possibile, però, ogni tanto, si vede qualche copia in inglese. Gli espatriati che hanno fatto ritorno in Cina hanno aperto alcune librerie e vendono romanzi in inglese, poi magari li tolgono di mezzo secondo come tira l’aria. Una volta ho visto uno dei miei libri in inglese all’aeroporto. Era “La ragazza che danzava per Mao” e mi sono stupito. Questione di mercato - li espongono, pronti a tirarli via se qualche delegazione o personaggio importante è atteso di passaggio in aeroporto.

 

Le vengono poste difficoltà d’ingresso, quando ritorna in Cina?

Devo chiedere il visto ma no, non ho problemi. E’ sufficiente che non dichiari di essere uno scrittore o un giornalista. Basta che dica che sono un insegnante e va tutto bene. Probabile che sappiano, ma fanno finta di no.

 

Nel suo libro c’è una frase a cui continuo a pensare. Shanshan parla dell’inquinamento della mente, più grave ancora dell’inquinamento atmosferico. Può spiegarmi meglio?

L’inquinamento dell’aria e dell’acqua ha molto a che fare con le autorità pubbliche, si può dire che molte persone contribuiscono in maniera irresponsabile con l’accordo del regime del Partito. Una volta il nostro paese seguiva in maniera quasi compatta l’insegnamento etico di Confucio: Confucio stabilisce chiaramente quello che puoi fare e quello che non puoi fare. E i Cinesi seguivano questi principi etici. Oggi si può fare qualunque cosa. Non c’è una discussione ideologica - la gente fa questa cose in maniera irresponsabile a spese dell’ambiente. A nessuno importa, a nessuno interessa. Quello che importa è l’interesse personale. Questo è l’inquinamento della mente. Il dire ‘intanto lo fanno tutti’. E’ la cultura del successo, se non riesci ad arricchirti, sei un fallito.

 

La Rivoluzione Culturale, l’estrema povertà, le durezze, le morti, seguite poi da un’improvvisa e incredibile ripresa ed un balzo in avanti, sono forse responsabili di questo atteggiamento di oggi?

Ha ragione: l’improvviso balzo in avanti dell’economia ha a che fare con questo. La gente credeva nel confucianesimo, poi, nel secolo XX, nel comunismo o nel maoismo. La gente credeva in qualcosa, insomma. Mao provocò dei disastri ma la gente credeva in lui. Dopo seguì la disillusione. Dopo il 1989 le persone diventarono ciniche. Il pensiero comune era: ‘oggi io vivo bene, non mi importa del domani’. Era un’assenza totale di un qualunque credo. Anche i funzionari del partito che aderivano a parole ai dettami del partito, in privato non credevano a nulla. La corruzione è dilagante in Cina, ma la gente la dà per scontata.

 

Questo non è solo un fenomeno cinese, però. Anche in Italia c’è molta corruzione e la tendenza a pensare, ‘lo fanno tutti’.

Sì, ma c’è una differenza. In Italia avete un partito di opposizione, c’è una possibilità di cambiamento. In Cina c’è un solo partito e tutti i media sono controllati da questo partito. La maggior parte dei membri sono corrotti. Un altro esempio.

Tre settimane fa, il capo dell’Interpol i cui quartieri generali hanno sede a Lione in Francia, vice ministro della Pubblica Sicurezza, è scomparso. Fonti ufficiali cinesi hanno dichiarato che Meng Hongwei è un funzionario corrotto ed è trattenuto in Cina per indagini. A tutt’oggi non se ne sa nulla. E’ probabile che avesse scoperto qualcosa che poteva danneggiare qualcuno in alto loco e lo abbiano tolto di mezzo. Sua moglie è stata minacciata ed attualmente è stata messa in un luogo sicuro dalla polizia francese - corre il rischio di essere uccisa.

 

Un dettaglio del romanzo mi ha incuriosito: è vero che sono in vendita, provenienti dal Canada, delle lattine di aria fresca? O è un paradosso?

No, no, è vero. Sono proprio delle lattine da cui si può inalare aria fresca. Sono per chi ha i soldi per questo genere di cose. Ti senti soffocare, apri la lattina e bevi qualche sorsata di aria pulita…

 

Le cifre che Lei cita, di morti annuali per tumore ai polmoni, sono molto alte: che cosa fa il Governo? Il Ministero della Salute propone qualche legge?

Ad essere sinceri il governo voleva fare qualcosa, è contro il loro interesse che l’inquinamento continui. La realtà è che possiamo anche avere delle norme ma alla gente non interessa. E neppure al governo interessa più che tanto. Tranne quando c’è qualche evento importante, allora si emana l’ordine che vengano chiuse le fabbriche, si fermi il traffico e…miracolo, il cielo diventa blu. Perché non può essere così sempre? Perché il costo economico sarebbe troppo alto. Ad ogni modo si potrebbe fare qualcosa di più. La giustificazione per il Governo è che l’economia va bene, niente altro importa. Se controllassero l’inquinamento, l’economia ne risentirebbe.

 

Chen Cao è sempre più solo. Rappresenta, in qualche maniera, la solitudine di ogni cinese, smarrito nel nuovo mondo che ha sostituito quello vecchio così rapidamente?

Ha ragione. Chen Cao è sempre più solo e sempre più frustrato. Aveva degli amici, una certa vita sociale. Adesso, però, le cose sono cambiate, le persone non si ritrovano più insieme. In passato c’era chi amava la letteratura e la poesia, adesso sono tutti occupati a fare soldi. Chen Cao è frustrato e politicamente isolato.

 

Chen Cao è un uomo molto colto. Ce lo dicono le citazioni di poesie cinesi che ci ha insegnato ad amare, quelle di T.S.Eliot e, ne “L’ultimo respiro del drago”, anche di Milan Kundera. La sua ampia cultura è un’eccezione? Si riescono a trovare le traduzioni in cinese della letteratura occidentale, di libri come “L’insostenibile leggerezza dell’essere”?

Non direi che è un’eccezione ma il numero di persone che ha una cultura e degli interessi come i suoi non è alto. Dopo la Rivoluzione Culturale ci fu un periodo aperto durante il quale moltissimi libri stranieri furono tradotti in cinese, anche perché la censura era meno pesante nei riguardi delle opere straniere - Kundera non faceva paura a nessuno.

 

Ha già pensato ad una possibile ‘fine’ per il suo amatissimo personaggio?

Nel prossimo libro - che sto scrivendo - Chen Cao è sempre più nei guai. Nella sua nuova posizione ha un potere solo simbolico e non può investigare apertamente. Deve usare una copertura e la sua copertura è scrivere un romanzo sul giudice Dee- il protagonista dei ‘gialli’ dello scrittore olandese Robert Van Gulik ambientati durante la dinastia Tang. C’è un romanzo dentro un romanzo, ci sono due inchieste, quella di Chen Cao e quella del giudice Dee.

 

Sarebbe una sorta di ‘play within the play’ scespiriano?

Esattamente- mi interessava sperimentare qualcosa di nuovo, sarà intrigante.

 

Però non ha risposto alla mia domanda: ha pensato a come dovrà finire, prima o poi, il suo personaggio?

Anche un giornalista cinese me lo ha chiesto: come è riuscito Chen Cao a risolvere tanti casi senza farsi ammazzare? La sua fine sarà così - o sarà messo a tacere o sarà ucciso. Ma c’è ancora tempo.

 

 

Intervista realizzata da Marilia Piccone

leggerealumedicandela.it

Novembre 2018

 

Fonte Foto: Wikipedia

 

 

Leggi la recensione a cura di Marilia Piccone del libro di Xialong "L'ultimo respiro del drago"

Etilometro

Etilometro on-line

Consulenze online

piccolo chimico

Piccolo chimico

Gioco azzardo

Gioco d'azzardo

Prevaricazioni e bullismo

Prevaricazioni e bullismo

Servizio civile

Servizio civile

scrivici