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DOVE NASCE IL BULLISMO? INTERVISTA ALLA DOTT.SSA CHIARA SGARBI

creato da Emily Ruth Navarro Guerrero ultima modifica 14/01/2015 09:07
“E’ importante osservare le dinamiche all’interno dell’ambiente scolastico, individuando i soggetti a rischio (sia come autori che come vittime) e osservandone gli atteggiamenti e le reazioni”

Che relazione esiste tra stalking, bullismo e cyberbullismo? Perché un bambino diventa aggressivo? Come si identifica un aggressore? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Chiara Sgarbi dell’Università di Modena e Reggio Emilia, relatrice della tavola rotonda in occasione della conclusione del progetto “Stalking, Cyberspace and Young People (SCY)”, tenutasi lo scorso 20 ottobre 2013 a Modena.

 

Cos'è lo stalking?

Il termine inglese stalking, che deriva dal gergo venatorio (dal verbo to stalk) e letteralmente significa fare la posta ad una preda, evoca in maniera sintetica un pattern comportamentale costituito da una serie di azioni intrusive, ripetute nel tempo, con caratteri di sorveglianza e controllo, di ricerca di contatto e/o comunicazione, nei confronti di una vittima che risulta preoccupata o intimorita.

 

 

Che relazione esiste tra stalking, bullismo e cyberbullismo?

Rispetto alle popolazioni giovanili lo stalking e il bullismo appaiono strettamente connessi, trattandosi in entrambi i casi di comportamenti diretti in qualche modo ad infastidire, disturbare o spaventare qualcun altro. La differenza principale riguarda il numero degli autori, che nel caso dello stalking è uno mentre invece in situazioni di bullismo gli autori possono essere anche più di uno. Il cosiddetto cyberspazio rappresenta per questa fascia d’età il mezzo ideale per molestare (stalking, bullismo) le proprie vittime, data la facilità di utilizzo e le garanzie di anonimato, evidenziando così una maggior esposizione ai rischi legati alla rivoluzione attuata nel campo della comunicazione e delle tecnologie. In questo senso, rispetto ai due fenomeni su indicati, si parla di cyberstalking o cyberbullismo, inteso come l'uso di Internet, e-mail o di altri dispositivi elettronici di comunicazione per disturbare, infastidire o perseguitare un'altra persona, comprendendo in tale definizione una molteplicità di condotte, in continua espansione in relazione all’evolversi del progresso tecnologico.

 

Quali fattori fanno si che un bambino diventi sistematicamente aggressivo verso un compagno?

I fattori possono essere diversi, sia individuali che sociali, relazionali e culturali. Il modo di comportarsi di un bambino/adolescente è influenzato da una molteplicità di elementi che interagiscono in maniera positiva o negativa, tenuto conto anche della fase cruciale dello sviluppo dell’individuo in cui i comportamenti persecutori o di bullismo possono emergere. La presenza di fattori di rischio, rispetto ai diversi contesti di riferimento, può aumentare le probabilità di verificarsi di condotte e atteggiamenti devianti.

 

 

I bambini immigrati sono più facilmente vittime di bullismo?

Talvolta può accadere, trattandosi di soggetti in condizione di inferiorità, debolezza o comunque diversi dal gruppo dominante. In realtà, con l’evolversi della società anche in termini di multiculturalismo, questo non è sempre vero, essendo spesso le condotte moleste la reazione ad un torto subito/discussione/scontro o all’interrompersi di una relazione sentimentale.

 

 

Che relazione c'è tra discriminazione e bullismo?

Il bullismo può rappresentare uno strumento di discriminazione, isolamento, ma non necessariamente i due aspetti sono collegati. Il bullo (online o offline) vuole danneggiare, spaventare, aggredire la propria vittima e può farlo escludendola dal gruppo o lasciandola sola, ma può anche semplicemente porre in essere condotte dirette ad ottenere il suo scopo senza interrompere le relazioni interpersonali che la stessa intrattiene con altri gruppi o persone di riferimento. La discriminazione può essere, infatti, il punto di partenza del bullismo o può esserne un effetto o conseguenza.

 

 

Come possiamo identificare a un aggressore?

Non è facile, soprattutto se parliamo di aggressori online, come nel caso del cyberstalking/bullying. Sicuramente il mondo degli adulti deve fare particolare attenzione ai comportamenti dei bambini/adolescenti, interpretandoli correttamente in relazione all’età di chi li pone in essere e al contesto ambientale. Atteggiamenti eccessivamente violenti, impulsività, scarsa empatia, bassa tolleranza alla frustrazione, esagerata sicurezza di sé, tendenza a dominare gli altri e capacità manipolatoria, sono caratteristiche tipiche dei bulli (online/offline). L’instaurare un rapporto sincero e di fiducia con i minori, aumenta inoltre le probabilità che questi decidano di informare le figure di riferimento di quanto sta accadendo.

 

 

Come genitori o professori quali segnali ci indicano che potremo essere in presenza di un caso di bullismo?

E’ importante osservare le dinamiche all’interno dell’ambiente scolastico, individuando i soggetti a rischio (sia come autori che come vittime) e osservandone gli atteggiamenti e le reazioni. Occorre costruire un buon clima sociale all’interno della classe, così da essere in grado di riconoscere eventuali episodi in corso e intervenire. Rispetto alle vittime, difficoltà di concentrazione e scarso rendimento scolastico, isolamento sociale, scarsa autostima, problemi emotivi e psicologici (ansia, paura, angoscia), autolesionismo, sintomi fisici (mal di stomaco, disturbi del sonno e dell’alimentazione, incubi) e così via, possono rappresentare importanti segnali di una campagna persecutoria o di bullismo.

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